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Viticoltura ed Enologia ad AlberobelloAlberobello è un territorio situato sull’altopiano della murgia sud-orientale pugliese ad un’altitudine che varia dai 320 ai 420 sul livello del mare, geograficamente strategica la sua posizione, infatti è situata al confine tra le province di Bari, Brindisi e Taranto.

Zona collinare, il suolo è carsico sul quale si rilevano le “spalle”, ricoperte da un sottile strato di terreno agrario e le “lame”, rivestite di uno strato di terreno più profondo composto per la maggior parte da terra rossa (presenza di idrossido di ferro e, per il dilavamento che il bicarbonato di calcio ha subito nel corso del tempo).

Il clima caldo-arido con temperatura media di circa 15°C e piovosità media di 600 mm di pioggia, concentrati soprattutto nel periodo autunno-invernale.

In particolare la zona ha da sempre una forte vocazione viticola, che si riconosce nella diffusione di vitigni prevalentemente a bacca bianca che ben si adattano al clima caldo-arido

Coltura di lunga tradizione risalente all’inizio del XX secolo con una superficie poi man mano sempre più estesa su una notevole superficie del territorio comunale.

Negli anni ’50 la superficie agraria utilizzabile dalla viticoltura si attestava intorno ai 800 ettari, oggi si è ridotta a circa 200 ettari . Per un breve periodo vi fu nella zona del canale delle pile l’impianto di tendoni a uva da vino che ultimamente sono stati spiantati a causa anche la crisi del settore.

Dopo che vi fu l’attacco della fillossera, all’inizi del ‘900, si impiantarono vigneti su portinnesto americano le cui piante madri sono costituite dalla ‘Berlandieri’, dalla ‘Riparia’ e dalla ‘Rupestris’, mediante incroci si sono ottenute quelle maggiormente diffuse nella zona , ovvero: ‘420’, ‘140r’, ‘225’, ‘1103’, ’779’, ‘157-11’, ‘3306’ e ‘3309’.

Successivamente alla seconda guerra mondiale, ci fu un vero impulso nell’impianto dei vigneti che poi ha permesso la selezione di varietà autoctone e la trasformazione da un sesto d’impianto ristretto (alberello) ad uno con possibilità di meccanizzare la cultura (contro spalliera).

Negli anni si è potuto anche ottenere dal Ministero competente la denominazione di origine controllata “Bianco Martina Franca” nel quale disciplinare prevede il 55% di varietà Verdeca, il 35% di Bianco d’Alessano e il 10% in varietà costituita da Fiano Minutolo, Bombino Bianco, Maruggio, Malvasia, Marchione. Le varietà di uva sono esclusivamente bianche. La produzione si attesta dai 100-120 q.li massimo per ettaro con una resa in mosto e poi vino del 70-75%.

Il vino prodotto si ottiene dalla pigiatura e immediata spremitura del mosto. Nella tradizione risulta che, in annate particolari, l’uva con un grado zuccherino piuttosto basso, veniva concentrata mediante la bollitura del mosto .Sottoponendo questo mosto ad una maggiore concentrazione si otteneva il ‘vin cotto’ particolarmente denso e utilizzato per la preparazione di dolci.

Con il passare degli anni, e con l’avvento di moderne tecniche di coltivazione e di trasformazione enologica, si sono ottenuti vini da consumo diretto sia in bottiglia, da imprese cooperative o privati.

Originariamente la coltura della vite sul territorio, e il vino ottenuto serviva come taglio a vini di altre regioni le cui uve avevano un grado zuccherino più basso rispetto agli standard di commercializzazione all’epoca esistenti. Oggi si fa sempre riferimento a quegli standard.

Altra particolarità del nostro passato era, quella della pigiatura che veniva praticata dai nostri contadini a piedi nudi in ambienti detti ‘palmenti’, che prevedevano alcune caratteristiche tra cui il pavimento in pietra dura calcarea, (del nostro territorio - dal nome ‘Calcarea Vetriola non Geriva’ non subiva alcuna modifica con il cambio delle temperature), il pavimento aveva una pendenza verso il centro, dove era sistemato un sgrondo, il cui compito era quello di raccogliere il mosto attenuto e convogliarlo in un ambiente sottostante (la cantina), dove vi erano le botti in legno di quercia o di castagno.


prof_rotolo_thumbArticolo a cura del:
Prof. Dott. Agronomo Giuseppe Rotolo
Docente (in pensione) di Agronomia e Fitopatologia
presso l’Istituto Tecnico Agrario F. Gigante ‘Alberobello’

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