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thumb ruppi copyE' morto un grande uomo. L’ho conosciuto quarant’anni fa e posso dirmi testimone di molti episodi significativi della sua straordinaria personalit.

L`ho seguito in Terra Santa ed ho visto quanto profonda e sofferta fosse la sua preghiera, sempre attenta alle vicende del mondo, ai bisoghi degli ultimi, alle attese della Chiesa, alle sofferenze di chi gli chiedeva aiuto. Sapeva dialogare con tutti ed amava incontrare le persone, individuandole nei loro nomi, nella loro dimensione domestica e nelle relazioni pubbliche.

Aveva uno straordinario senso delle istituzioni per le quali cercava sempre di valorizzarne le funzioni e i ruoli sociali, mettendo pero al primo posto la gente, il popolo, i cittadini. Soffriva per la discccupazione e soprattutto per il disagio dei giovani. Mi chiedeva spesso notizie di quel che fanno gli studenti, di quali fossero le loro ansie, di quali prospettive venivano loro offerte.

Disponeva di una buona cultura, sapeva far tesoro della storia e poteva contare sulle sue non comuni doti di intelligenza. Dinanzi alle difficolta, cercava di capire dove si nascondessero le radici dei problemi e quando la situazione gli diventava chiara, allora riusciva ad avere un guizzo di intelligenza creativa. Ed erano le sue intuizioni che poi trasformava in progetti. Sapeva essere deciso e, nel contempo, umile. Una volta individuata la soluzione di una difiicolta, amava parlarne con i suoi collaboratori, interpellava esperti ed autorità, con cui metteva a confronto quanto egli aveva gia ipotizzato, e poi passava rapidamente all’azione, Prudente nelle valutazioni, deciso nelle scelte, tenace nella progettazione, perseverante nella realizzazione dei suoi disegni; ecco mons. Ruppi, un uomo d’azione, che sapeva riflettere, che accettava il confronto anche critico e poi agiva senza risparmiare fatiche, per se, innanzitutto, e per i suoi collaboratori.

Amava la Chiesa di Lecce. Era sempre legato al suo paese natio e ai luoghi nei quali la Provvidenza lo aveva mandato; ma per la Chiesa di Lecce aveva un sentimento di particolare tenerezza, così come una speciale attenzione rivolgeva ai destini della citta e alle turbolenze politiche che talvolta l’attraversa vano. In piu occasioni si fece promotore di dialogo, garante di patti collaborativi, animatore di intese basate soltanto sul senso dell’amicizia e sul criterio della buona volonta.

Nelle sue premure pastorali un posto centrale lo avevano i sacerdoti, per i quali pregava incessantemente e per i quali sapeva essere paterno e solidale, maestro ed amico. Molto si é speso per i problemi della famiglia e soprattutto per i giovani. Tanto ha fatto per la citta e per la Chiesa di Lecce. Oggi, dal cielo, fa ancora sentire le sue parole di incoraggiamento, il suo invito a servire la Chiesa, ad onorare le istituzioni, ad amare la città.

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