• Alberobello

    Storia Read More
  • Cultura

    Associazioni culturali, Gastronomia, Sport... Read More
  • 1
  • 2
Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Ruppi 1Le diocesi di Termoli-Larino e di Lecce, la comunità di Alberobello, i familiari e gli amici: “...le gocce di memoria scavano paesaggi sotterranei di amicizia che soltanto i cuori potranno visitare”

Tra noi per sempre,

In ricordo di Mons. Cosmo Francesco Ruppi

Testimonianza del fratello Gino Ruppi

Nel primo pomeriggio di un luminoso giorno di maggio, don Cosmo, come affettuosamente era chiamato dai suoi primi fedeli ed in famiglia, as­sistito da suor Myriam, e da suor Marie Angel, rendeva l'anima a Dio, tra le mie braccia.

Sul suo volto nessun segno di tormentata agonia, anzi traspariva da esso una serenità che si diffondeva in tutta la stanza ed entrava, sommessamente, nei cuori degli astanti, regalando ad essi un'inusitata pace interiore. 1 suoi occhi sembravano staccarsi a poco a poco dalle cose terrene e, sempre più velati, sembravano rivolgersi, ormai, al Trascendente.

E’ stata l'ultima testimonianza di Fede che don Cosmo ci ha lasciato. Una fede che ha caratterizzato tutta la sua vita, dedicata, secondo l'insegnamento dell'Apostolo Paolo, ad elargire amore verso i fratelli, a spendere tutte le sue energie nella diffusione della Parola consolatrice e chiarificatrice, e ad edifi­care opere utili alla Chiesa dei ministeri e, soprattutto, alla Chiesa dei poveri.

Don Cosmo era il primo di quattro fratelli, due dei quali scomparsi pre­maturamente, stroncati dalla malattia e dalla sofferenza. Egli, ha sperimentato, per prima, in famiglia la sua missione pastorale, esercitando le funzioni di padre, indicando la linea da seguire, tenendo unita la famiglia nei momenti di smarrimento e di difficoltà.

Personalmente, don Cosmo mi ha insegnato molto. Ha guidato i miei passi durante la mia fanciullezza e durante gli anni difficili della mia ado­lescenza, non solo con l'esempio ma con consigli ed incoraggiamenti, che rendevano più accettabili i momenti di sconforto e di dolore. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti e, con l'aiuto del Signore, ho costruito una famiglia, cercando di dare ad essa quello che avevo ricevuto da don Cosmo.

Quando i primi sintomi della malattia si sono rivelati, con inferiore an­goscia a mala pena celata, l'ho seguito durante tutto il suo Calvario, durato quasi 4 anni, assistendolo costantemente, nelle missioni che continuava a svolgere, e accanto al suo capezzale, quando era impedito nella sua attività motoria.

E’ stato lui che in questi anni mi ha dato la forza di resistere. Non dimen­ticherò mai le parole che mi diceva " quando eri piccolo ti ho fatto da padre, ora sei tu che mi fai da padre e da madre".

Pregava incessantemente la Madre santissima, alla quale era molto de­voto.

Lo testimoniano i numerosi pellegrinaggi a Lourdes con i fedeli e con gli ammalati. Durante la sua degenza lo vedevo sempre con il rosario tra le dita, e mi confidava: "ho pregato per te, i medici, la tua famiglia, i miei cari e per tutti coloro che soffrono".

Dotato di eccezionale fibra, tra un trattamento e l'altro non si risparmiava, ma continuava la sua opera di diffusore della Parola, attraverso i mezzi di comunicazione (radio, televisione, giornali). Negli ultimi tempi, soprattutto con la radio, di buon mattino, spendeva una parola buona per tutti coloro che svegliandosi presto, dovevano raggiungere i posti di lavoro, ma anche per gli anziani, gli ammalati e le casalinghe, che rimanevano a casa.

Tant'è che, durante uno dei tanti viaggi a Pisa per le cure ed i controlli, il tassista, che ci accompagnava all'Ospedale riconobbe la sua voce dal solo saluto, e disse: “Padre lei è quello che parla ogni mattina alla radio, e che cura la rubrica II Santo del giorno?”.

Era stimato dalla gente comune, dagli imprenditori e dai politici a qua­lunque parte appartenessero, e dai quali cercava aiuto per edificare opere a beneficio dei bisognosi e dei meno fortunati. Anche nell'ultimo periodo, nonostante le sue condizioni non fossero ottimali, volle assistere alla presen­tazione in Vaticano del suo ultimo scritto "1 Santi del giorno". Al termine, volle far visita a Giovanni Paolo II, recandosi presso la sua tomba. Durante il tragitto era costretto a fermarsi più volte per la dispnea, che non gli dava tre­gua. Durante una di queste soste mi diceva, sconsolatamente: "Gino, sono diventato vecchio e malato", quasi scusandosi del disturbo che riteneva di arrecarmi.

Presso la tomba del Papa si raccolse in preghiera per quasi 40 minuti, poi ritornando in Basilica sembrava che il respiro si fosse fatto più regolare.

Negli ultimi giorni, quando le complicazioni della malattia lo resero più debole, avvertiva con il senso ispiratore degli uomini di Fede che la vita terrena lo stava abbandonando e, sempre, accettando con fiducia la volontà di Dio, si era totalmente abbandonato alla sua Misericordia.

Aveva preparato tutto, presagendo di dover partire per un lungo viaggio, dal quale non sarebbe più ritornato.

Se ne è andato da Buon Pastore, tracciando per me e per noi la via da percorrere per seguirlo nel Regno di Dio.

Tratto dalla rivista "La Festa dei Santi cosma e Damiano Patroni di alberobello 2011" - Fotografia F.lli Annese

Potrebbe interessarti anche...

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.
Chiudendo accetti qualunque suo elemento ed acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione: