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fanculopensiero sanza510 9 marzo 2012Venerdì 9 marzo 2012 - 20.30 - Nuovo Cinema Teatro Alberobello

Un insolito e stravagante spettacolo, Fanculopensiero – Stanza 510 (liberamente ispirato al romanzo Fanculopensiero di Maksim Cristan).


Uno spettacolo coprodotto dal Festival Castel dei Mondi, Nasca Teatri di Terra, Cerchio di Gesso e Italgest, per la drammaturgia di Michele Santeramo, la regia di Simona Gonella e lo spazio e le luci del Premio Ubu Vincent Longuemar.
Uno spettacolo che ha il sapore di un esperimento sull’anima, con tratti di commedia e con punte di amarezza e sofferenza. Lo spettacolo nasce dal forte desiderio di parlare del disagio cui spesso ci si trova a far fronte quando ci sembra di aver perso la capacità di distinguere ciò che realmente si desidera essere e si vuole fare da ciò che, in qualche modo, si fa perché imposto o perché conseguenza di una incapacità di dire i no giusti al momento giusto. E’ una sorta di imbuto in cui ci si sveglia una mattina e ci si accorge che “no” così come è la nostra vita non ci corrisponde più.
Lo spettacolo nasce dal forte desiderio di parlare del disagio cui spesso ci si trova a far fronte quando ci sembra di aver perso la capacità di distinguere ciò che realmente si desidera essere e si vuole fare da ciò che, in qualche modo, si fa perché imposto o perché conseguenza di una incapacità di dire i no giusti al momento giusto. E’ una sorta di imbuto in cui ci si sveglia una mattina e ci si accorge che “no” così come è la nostra vita non ci corrisponde più. Le strategie per uscire dall’imbuto sono molte, non ultima lo stringere i denti ed andare avanti aspettando che passi. Ma cosa accade se questo “pensiero” non basta più, se si vuole agire, se si vuole pronunciare il fatidico “fanculo” e provare a “mettere in scena” un’altra vita possibile? Nel libro da cui lo spettacolo trae ispirazione, edito da Feltrinelli, il ricco imprenditore croato Maksim Cristan (anche autore del libro stesso) prende un giorno una decisione senza possibilità di ritorno: molla tutto – casa, lavoro, macchina, amici, soldi – e parte in direzione Milano per condurre una vita da “scrittore” di strada.
Quella sua scelta ci lascia un romanzo che a me – ma in particolare al protagonista dello spettacolo, l’attore Ippolito Chiarello – ha fatto nascere il desiderio di provare ad usare in teatro le sue intuizioni ed a tradurre in linguaggio drammatico parte dell’esperienza vissuta da Cristan. Fondamentale la collaborazione con il drammaturgo Michele Santeramo che ha dato alla regia e all’attore un forte punto di vista da cui partire: ha collocato cioè l’azione all’interno della camera d’albergo che è stato il primo “rifugio” di Cristan. La regia e l’interpretazione si sono mosse per vivere questa “stanza 510” come un’invenzione del protagonista che agisce in uno spazio delimitato, costruendo via via sia l’azione che lo spazio per capire, se mai un giorno deciderà anche lui di pronunciare il fatidico “fanculo”, quali sono le emozioni, i dolori, le inevitabili ironie cui andrà incontro. Uno spettacolo che ha il sapore di un esperimento sull’anima, con tratti di commedia e con punte di amarezza e sofferenza e che può esistere grazie alla grande prova di attore di Ippolito Chiarello. (Simona Gonella)
Il progetto poi ha prodotto Fanculopensieroff… Fanculo a se stessi, fanculo al proprio personaggio, fanculo al ruolo! All’improvviso, dove non ti aspetti… uno spettacolo, una protesta, un urlo… che, ove sia possibile, precede lo spettacolo vero e proprio a teatro o diventa un evento autonomo, per strada, nelle piazze, librerie, musei, in luoghi non teatrali, compresi anche locali notturni, nel quale lo spettacolo viene venduto a pezzi ai passanti o agli avventori. Ogni piccolo pezzo di fanculo sarà un piccolo pezzo di cultura s-venduta dai 3 ai 15 euro, per un totale di 65,00 euro, minimo sindacale giornaliero per un attore.
Nasce per questo spettacolo l’idea di un viaggio-maratona un barbonaggio teatrale per mandare tutto… a quel paese. Approdare nei non luoghi della cultura, nei luoghi della notte, per spogliarsi di ruoli, di sé stesso, per rivelarsi al pubblico in una nuova veste, scendendo dai fasti e gli allestimenti dei palcoscenici, continuando ad interrogarsi sui temi dello spettacolo e quindi sul senso di una vita trascorsa a rincorrersi senza mai fermarsi.
“Se non la so raccontare a me, se non ho io l’onestà di guardare più in fondo del fondo del fondo, allora, a chi cazzo la racconto?”
“C’è un momento in cui a tutti è capitato di pensare che valesse la pena lasciar perdere, smettere di far le cose, cambiare vita, cambiare tutto”
…un’altra possibilità di incontrare il pubblico:…una ricerca viva ai margini dell’”edificio teatrale”. …una sfida …un modo per protestare contro il gioco al massacro degli scambi,…un modo per protestare contro l’abitudine della politica a svendere a pezzi la cultura, senza un progetto, schiava dell’evento, prolifica di tagli “fus se ca nu fus se”….un modo per promuovere lo spettacolo e invitare il pubblico a venire a vederlo a teatro.
“Cercare di ritrovarsi è difficile, e cercare di ritrovarsi oggi è addirittura un gioco al massacro.”
“….personaggio così ironico e tragico al tempo stesso, quasi alla maniera di una icona di Almodovar. In fondo un flusso di pensiero è un pensiero e basta.
Un uomo in fuga, chiuso nella sua camera d’albergo (immaginata), continuamente in bilico tra i suoi stessi pensieri che scorrono, spesso sussurrati al microfono quasi fosse uno strumento più introspettivo che meccanico, bombardato da stimoli esterni che lo riportano a quel quotidiano da cui sta scappando, e la madre lo chiama al telefono, e fanculo a lei, e il portiere dell’albergo gli citofona ininterrottamente, e fanculo anche a lui. Non ci si può nemmeno suicidare in pace, fanculo a tutti! Ippolito regge la scena per tutto il tempo, con quella naturalezza e quella vis recitativa che gli è propria, per la verità affiancato da un vero e proprio secondo personaggio, unico presente in scena oltre a un secchio d’acqua: la musica.” CANNIBALI.IT – GIANLUIGI BELSITO
“…peduto in mezzo a panni, scarpe e cellulari disseminati sul nudo palcoscenico egli dà vita ad un arcipelago del naufragio, l’habitat di un pensiero in fuga da se stesso. L’innominato fuggitivo dialoga (e litiga) con se stesso, con la compagna, con una madre ossessiva. Ne viene un soliloquio agitato e dalle aperture comico-paradossali (tentativi assortiti di suicidio, gustosi break coreutici) che un’audace colonna sonora sottolinea con successo… Il che, realizzato da un attore professionista – il molto bravo Ippolito Chiarello – induce a riflettere sulla valenza della messa in scena (sia il suo palcoscenico quello d’un teatro o della vita). Il contrasto tra il dover fare e il voler essere (a condizione d’aver chiare le idee in proposito) può trovare una risposta nella nebulosa linea di confine tra realtà e finzione; attenzione però, dal momento che in questo limbo esiste il rischio che il pensiero, senza bisogno d’essere mandato, se ne vada con le sue gambe “a quel paese”. In conclusione, questa produzione Nasca Teatri Di Terra è allestimento corposo di un testo lacerante, affidato all’intelligenza in primo luogo d’un interprete capace.” QUOTIDIANO DI BARI – ITALO INTERESSE
“…L’arrivo di Fanculopensiero sugli scaffali delle librerie è stato, per Cristan, la fine della sua vita di scrittore da strada; per Chiarello, forse, l’inizio di una missione per l’umanità; per lo spettatore, che siederà sulla poltrona del Teatro, un momento per entrare in contatto con i propri pensieri più nascosti, cercando la cura migliore per provare meno dolore possibile dopo il lancio del sasso di un Ippolito Chiarello che con il suo indiscutibile talento, regge la scena per 55 minuti nascondendo la mano!” COOL CLUB – ELEONORA LEILA MOSCARA
“Solitudine, disagio esistenziale nel disarmante “gioco di ruoli” della quotidianità, insopportabili mura claustrofobiche alla Sartre. Intuizioni registiche ed espressive “proiettate” (a mo’ di metaforico “tiro a segno” in se stessi) a valorizzare l’essenziale (a dispetto della ridondanza delle odierne sovrastrutture “on stage”, con prosopopea e presunzione), la parola, il movimento (dall’ironico al pathos), in una sorta di performance da “urlo” (iconograficamente alla Munch), da pubblico “j’accuse” introspettivo (in apparente antinomia), in una “personale” (con uno stile degno di menzione) discesa negli inferi…In un caleidoscopio di spunti riflessivi, onestà nella resa generale, pulizia formale e molteplici chiavi di lettura (con virate nei registri in un’apoteosi polisemica), Ippolito Chiarello (salentino ad hoc, originario di Corsano, oltre 25 anni d’attività, formulando puntualmente scelte oculate nella selezione dei testi, fondatore della sui generis compagnia “Nasca Teatri di Terra”, geniale e folle in alcune trovate) ha offerto una credibile (e sincera) prova nella pièce “Fanculopensiero – Stanza 510” PUGLIA – GIANLUCA D’ORONZO

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