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Cultura Salentina

Appuntamento con il ricordo di Italo Palasciano quello svoltosi presso il salone di rappresentanza dell’Associazione Artigiana di Martina Franca, organizzato dal Gruppo Umanesimo della Pietra. Giornalista professionista, Italo Palasciano (Alberobello, 12 marzo 1927 – Bari 13 febbraio 2007), all’indomani dell’ultima Guerra Mondiale e fino al 1982, è stato redattore per la Puglia del quotidiano

“L’Unità”, in qualità di esperto dei problemi dell’agricoltura pugliese e della sua storia; in precedenza aveva collaborato con “Paese Sera”, mentre per conto dell’Istituto Feltrinelli era stato fra i curatori della “Bibliografia della stampa operaia e contadina in Puglia dal 1846 al 1924”.

Lo storico Domenico Blasi ha presentato la terza edizione di questa manifestazione culturale, promossa annualmente per tratteggiare la figura dello scomparso studioso e per ricordare con un incontro di studio il suo trentennale rapporto di collaborazione con Umanesimo della Pietra, della quale fu direttore responsabile, oltre che insigne redattore con pubblicazioni scientifiche di alto livello (molte dedicate alle prime vicende comunitarie di Alberobello). Relatore dell’incontro il professor Cosimo D’Angela, Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha trattato il tema riguardante “L’ultima visita di Italo Palasciano a Casalrotto; archeologia di un casale medievale”.

La relazione dell’archeologo tarantino ha preso spunto da un articolo, pubblicato da Palasciano sulla rivista “Riflessioni Umanesimo della Pietra”, nel quale è descritto, con minuzia, il viaggio del 1832 della duchessa Francesca Del Giudice Caracciolo da Napoli a Masseria Casalrotto, possedimento burgensatico dei duchi di Martina. Inoltre, a tre chilometri da Mottola, nei terreni intorno al settecentesco corpo di fabbrica della masseria, che deriva il nome da un casale spopolatosi negli anni del trapasso dalla dominazione sveva a quella angioina, vi è un grosso insediamento rupestre, composto da un centinaio di grotte anticamente adibite a stalle, abitazioni, depositi, frantoi e usati, in epoca recente, come servizi della masseria.

Il villaggio fu densamente abitato fin dal X secolo ma le ultime trenta famiglie lo abbandonarono negli anni delle sanguinose lotte dinastiche fra angioini e aragonesi e da allora venne ricordato, nei rogiti notarili, come “casalis ruptus”, ossia distrutto. L’aspetto più interessante di Casalrotto, importante centro medievale di irradiazione culturale per la presenza, in loco, dei Benedettini, non è tanto nelle numerose grotte adibite a servizi comunitari, quanto nelle chiese in rupe, impreziosite da un ricco e suggestivo corredo iconografico. Va segnalata, tra l’altro, la presenza, nel sito, di un vasto cimitero, scoperto nel 1979 dall’equipe guidata dal professor D’Angela, una delle più vaste necropoli medievali dell’Italia Meridionale, che ha rivelato interessanti dati sulla vita materiale, economica e sociale del villaggio.

Nella foto in alto:da sinistra Cosimo D'Angela, l'assessore Elio Michele Greco e Nico Blasi

Testi e foto tratti da:
Cultura Salentina - 16 marzo 2010  di Michele Lenti

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