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locandina_gero_grassi_4_giugno_2011Il Presidio del Libro di Alberobello, con il patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura del Comune di Alberobello,

Sabato 4 giugno 2011 ore 18.00 ALBEROBELLO Sala Consigliare

Presentazione del libro di Gero Grassi

“GIANNA: Lotta di una donna”

Presenta Alberto Lippolis Assessore alla Cultura
Conduce l'autore Gero Grassi

PREFAZIONE
“Ognuno racconta la vita come la sente: romanzo, tragedia o commedia”
di MARIAPIA GARAVAGLIA
Senatore della Repubblica - Ministro della Sanità nel Governo Ciampi

Tenera è la descrizione di una famiglia (anche il mio papà era del 1925), che lottava per raggiungere un pò di felicità e che è stata travolta dal fango limaccioso della alluvione del Polesine, che ha distrutto persone e territorio. Gianna è dunque una coetanea e un’amica.

Ho conosciuto tante Gianna all’orfanotrofio Mater Orphanorum del mio paese, fondato da un sacerdote del sud, Padre Rocco, nato a Cercemaggiore in provincia di Campobasso, che ha fatto il percorso opposto, da sud a nord rispetto a quello di mons. Masnini De Cornati che, nato a Belgioioso in provincia di Pavia, ha portato le sue Ancelle del Santuario a Terlizzi, un paese della Puglia.
Le suore della Mater Orphanorum venivano chiamate “mamme” dalle orfanelle e suor Celeste, anche senza questo dolce appellativo, è stata per Gianna una mamma, che l’ha presa in custodia da quando fu salvata dalle acque del Po perché collocata dal suo papà in un cesto sopra di un albero.
Ho conosciuto la vita interna dell’Istituto Mater Orphanorum; ho seguito lo studio delle orfanelle che erano capaci e che affiancavo nello studio e i matrimoni di quelle giovinette che incontravano bravi ragazzi
del paese. Ho seguito anch’io con loro i funerali quando, in divisa, accompagnavano, pregando, i loro benefattori.
La lettura di questo sereno e accattivante racconto offre al lettore di qualsiasi età un’istantanea di qualche
fotogramma della propria vita: risaltano gioie e dolori, vengono evocati i gusti musicali o letterari dei vari periodi che si susseguono; riemergono le vicende politiche del nostro Paese e quelle internazionali, i successi dell’umanità, come il primo passo dell’uomo sulla luna, e le sconfitte, come le guerre non evitate (Iraq e Afghanistan).
Il pensiero corre dietro l’evolversi delle vicende di Gianna e mi prende quasi l’ansia di non cogliere le tante
emozioni condivise con lei: i drammi del terrorismo, la tragica morte di Aldo Moro, il dolore e il rimpianto per la prima Repubblica. C’è la Nutella e ci sono i Beatles, il Vietnam, la morte di Luther King e di Bob Kennedy, il papa straniero e la caduta del muro.
E’ come riaprire ferite e insieme godere il lenimento per le molte mete raggiunte dopo tappe ripide e faticose. Gianna mi ricorda la sorpresa quando ho sentito parlare veneto in centro e sud Italia. Quei veneti che sono fuggiti dall’alluvione del Polesine hanno bonificato altri territori e hanno unito l’Italia.
Gianna, scegliendo di diventare medico ha realizzato una splendida sintesi della promozione umana di una donna, visto che nella comunità di Terlizzi “dottore” può essere solo un uomo. Inoltre ha realizzato attraverso lo studio, le relazioni affettive coltivate anche all’interno dell’Istituto, grazie all’intelligenza e modernità di suor Celeste, il raggiungimento di sogni, mostrando che è possibile affrontare le durezze dell’esistenza solo quando un sogno sospinge.
La dottoressa Gianna Ciarchi ha esercitato la professione di medico sia prima che dopo la riforma sanitaria.
Il primo gennaio 1980 entrò in vigore in tutta Italia, ma al Sud l’avvio fu faticoso e un pò lento. Tuttavia all’Ospedale di Terlizzi nessuno si accorse dei problemi, perché la dedizione professionale e umana di Gianna è rimasta sempre la stessa. Peraltro, il riconoscimento del prestigio professionale è stato la base per
il riconoscimento pubblico che l’ha investita della responsabilità di Sindaco di Terlizzi a furor di popolo.
La narrazione fila troppo liscia perché non accada qualcosa di imperscrutabile e grave come è una malattia,
rivelatasi improvvisamente. Però, Gianna guarisce ed è pronta a continuare una vita avventurosa; l’aggettivo non inganni perchè è avventura l’esistenza affrontata con razionalità, ma anche con generosità e speranza.
E’ una favola quella raccontata da Gero Grassi?
Ognuno racconta la vita come la sente: romanzo, tragedia, o commedia. Questa è una favola nel senso più bello del termine, perchè il lieto fine è solo il risultato di una donazione continua, il dono della vita a Gianna, che sopravvive ai genitori, e il dono di Gianna alla vita degli altri, attraverso l’impegno professionale e civile. Sarà un piacere per i lettori, incuriositi, cercare la
conclusione. Ci sarà anche un matrimonio e una famiglia, tutta sua, per Gianna?

Info: 340/3657434 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.alberobellocultura.it

Comunicato Stampa e locandina dal sito della Regione Puglia
Sitografia: http://www.regione.puglia.it

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