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Fu Peppino — come da tutti i suoi intimi viene chiamato — figlio unico di onesti e agiati genitori, i quali traevano il loro benessere dall'assiduo operoso e industrioso lavoro dei campi.

Terminato in Alberobello il corso elementare e due anni di scuola privata del Sac. D. Francesco D'Onghia, passò a Monopoli ove frequentò con profitto quella Scuola Tecnica Pareggiata, manifestando segni inequivocabili di spiccata tendenza per gli studi letterari e storici sotto l'accorta guida del valente Prof. D. Antonio Jaia, che fu stimato discepolo dell'illustre e famoso letterato Francesco De Sanctis, e sotto ia guida dello storico ed apprezzato autore Ludovico Pepe. Ottenuta la Licenza Tecnica, si trasferì a Bari, dove consegui, quattro anni dopo, il Diploma di Geometra presso il R. Istituto Tecnico, ma di tale titolo egli poco si giovò per gli usi della vita.

Successivamente passò a Firenze ove frequentò la Scuola Filologica di Lingue Moderne, perfezionandosi in Francese, In­glese e Tedesco. Nella Città dei Fiori conobbe il Pollazzi, fonda­tore e direttore della "Scena Illustrata", ed entrò prestò a far parte della Redazione di quella rivista. La natura aveva dotato il Nostro Peppino di una portentosa facilità immaginativa e di una meravigliosa vigorosa efficacia narrativa e descrittiva per cui scrisse e pubblicò numerose impressioni di vario genere. In quel cenacolo di letterati ed artisti, che è stata Firenze in ogni tempo, il Nostro conobbe molti chiari ingegni, quali : Ferdinando Martini, Paolo Mantegazza, Mario Foresi, Ulisse Tanganeili, Giosuè Sorsi, Giovanni Papini e numerosi altri.

notarnicola_ricordoEra avido di viaggi per approfondire più e meglio quelle conoscenze linguistiche e culturali che gli avevano date autori e libri diversi. Fu in Svizzera, in Germania, in Francia, in In­ghilterra, in America e da ogni località visitata traeva impres­sioni ed insegnamenti più nuovi e fecondi, che arricchivano in meglio il suo patrimonio intellettuale.

Egli è stato sempre un fervido idealista, un adoratore della bellezza sotto le più svariate forme, un ricercatore di gioie este­tiche, un appassionato frugatore e spolveratore di cimeli archeologici. Biblioteche, pinacoteche, musei d'ogni genere erano i suoi luoghi preferiti; passeggiate all'aperto, ascensioni, soste meditative i suoi svaghi prediletti ; colloqui con "canuti per antico pelo" i suoi apparenti passatempi, ma in realtà erano le fonti di quella storia e di quella cronaca che dovevano far poi di lui il diligente appassionato paziente raccoglitore ed estensore di quelle magnifiche monografie che formano il suo titolo maggiore di merito e di lode. Coi contadini, con gli artigiani, con le brave ed oneste massaie egli, apparentemente contegnoso e burbero, era umile famigliare bonario confabulatore, di vena talvolta umoristica, mentre coi suoi coetanei e condiscepoli — troppo verbosi e spesso superbi e vuoti (fatte le debite eccezioni) - era piuttosto riser­vato, dignitoso, a volte salace e mordente, ma sempre educato e corretto.

Sognava di essere utile non a sé ed ai suoi soltanto, ma anche agli altri, alla sua Alberobello, alla Puglia, all'Italia. C'era in questo suo sogno un po' di ambizione, un po' di sete di gloria; ma chi è stato immune da simile vanità giovanile, sé vanità può chiamarsi? Si può dire di lui quanto G. Sorsi diceva di sé in un suo sonetto: «Tale mi sono e di mutar non chiedo». Ma come quegli in seguito alla morte di sua sorella, così pure il Nostro subì delle crisi spirituali e morali. Certi atteggiamenti giovanili ereditati nella scuola di quel tempo da insegnanti già guasti dal positivismo e materialismo allora imperanti furono del tutto sorpassati e negletti più tardi, quando il primo flore della sua aiuola famigliare, Alma Vita, fu rapita per sempre al suo terreno affetto.

Una profonda trasformazione si venne maturando e si operò nel suo animo allora: le chimere inseguite fino a quel momento svanirono come nebbia al sole e la sua anima agitata trovò quiete e rassegnazione in quella Fede dai trionfi avvezza», che gli diede novelle sensazioni, sicurezza di nuovi e non fallaci orientamenti, potenti slanci verso orizzonti più vasti e più sereni.

Amante e ricercatore del bello — osservate i suoi disegni, i suoi album di schizzi, le sue vedute fotografiche, le cartoline illustrate, i suoi cinque libri, la di cui estetica tipografica fu curata con meticolosità da lui stesso — egli si è fermato sol quando ha trovato la Bellezza vera ed immutabile. Con altre parole, ma con uguale significato egli stesso mi ripeteva sovente quello che S. Agostino pose nelle sue «Confessioni: * Ci hai fatti, o Signore, orientati verso di Te e per questo il nostro cuore è irrequieto, fino a quando non riposi in Te». Espressione di devota sudditanza e manifestazione di non marcescibile desiderio!

Ma il Nostro non è stato soltanto un idealista ed un sogna­tore; egli ha pure vivamente partecipato con intelligente ed alacre attività alla vita pubblica. Nelle elezioni amministrative del 1920, fu eletto Consigliere Comunale di Alberobello nella lista Nazionalista di minoranza contro l'Amministrazione Socialista capeggiata da Pietro Campione.

Nello stesso anno, insieme con altri oratori alberobellesi, tenne un discorso davanti alla salma dell'eroico concittadino, Ten. Aviatore Renzo Gentile, tragicamente morto a Pisa, e rac­colse in una memoria a stampa tutte le onoranze tributategli a Pisa, a Bologna, ad Alberohello.

Con R. D. dell'11-3-1923 fu nominato primo R. Ispettore  On. ai Monumenti e Scavi; carica che egli copri lodevolmente per ben 8 anni, proteggendo rigorosamente la Zona Monumentale dei Trulli di Alberobello nel Rione Monti, al quale fece provvi­damente aggregare anche il Rione Aia Piccola. Al suo vigile interessamento si deve l’approvazione con Decreto 1-1-1930 del Regolamento per la conservazione della caratteristica Zona Mo­numentale e Panoramica dei Trulli e per le costruzioni edilizie interessanti la Zona stessa.

Nel 1925 organizzò i produttori dei manufatti tipici di Alberobello, che fece partecipare alla Mostra d'Arti Decorative di Monza, contribuendo cosi all'elevazione di Alberobello e della Puglia nel campo artistico popolare nazionale.

Nel 1926 fondò e diresse la Pro - Loco di  Alberobello collegata all'ENIT. per l'incremento degl'interessi turistici del nostro paese e per la diffusione della cultura nel popolo.

Nel 1927, come promotore e Presidente del relativo comitato cittadino, onorò il celebre Architetto alberobellese Antonio Curri con un ricordo bronzeo - marmoreo dello scultore Gaetano Stella, epigrafato dal poeta accademico Salvatore Di Giacomo.

Ha insegnato Lingua e Letteratura Inglese negli istituti gover­nativi di Maglie, Taranto, Venezia, /ara, Foggia, Barletta e Bari.

Altro ci sarebbe da aggiungere a quanto ho schematicamente tracciato, ma sarà sufficiente la sua bibliografia a far risaltare di lui l'opera ed il merito. Non tralascio di ricordare che egli ha al suo attivo numerosi articoli di giornali, periodici e riviste.

Per tutta questa complessa e varia attività mi sembrava doveroso che il profilo del caro Peppino non mancasse in questa raccolta di bio - bibliografie.

Antonio De Leonardis

Bibliografia
Giuseppe Notarnicola (1950) - Bio-Bibliografia degli Scrittori e Artisti Alberobellesi, Ed. Francesco Cacucci, Bari

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