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Presentazione Domenico Blasi - Prefazione Gino Angiulli

In questo volume Mestieri tradizionali estinti e in via d'estinzione ad Alberobello e nel­la Murgia dei Trulli sono minuziosamente descritte ben sessanta attività artigianali e/o commerciali, che fino agli anni Sessanta del secolo scorso erano espressione vitale della particolare economia del nostro mondo contadino, custode dei saperi antichi e oculato generatore dei bisogni della gente dei paesi e della campagna.

Vanificata dalle mode e dalle novità indotte dalla galoppante evoluzione tecno-logico-scientifica, la sapienza di quella cultura non è stata, però, presaga del proprio futuro, perché ha ormai finito d'innervare comunità urbane e rurali.

Rivivono in queste pagine persone che, fino a qualche decennio fa, s'incontrava­no, cariche di ricordi e di sogni inappagati, per le strade, lungo i fratturi e i boschi del­la nostra Murgia o nelle loro botteghe a misura d'uomo; esse ci parlano e ci sorridono ancora, prigioniere dell'eternità in fotografie ingiallite dal tempo.

Il loro è un mondo tanto irreale da sembrare fantastico, eppure Gino Angiulli, senza rimpianti ma con accorata nostalgia, ha saputo e ha voluto raccontare le vicen­de umane e professionali di tanti suoi concittadini: gente umile ma tenace che ha vi­sto il lavoro come esigenza salvifica, perlopiù inverando le esperienze dei padri, a volte rincorrendo le lusinghe del progresso, più spesso arrangiandosi alla meglio per sopravvivere, in ogni caso assecondando la forza della tradizione.

Dal 1998 al 2007, interrompendosi solo nel 2005, Gino Angiulli ha descritto per l'annuario Riflessioni-Umanesimo della Pietra gli Antichi mestieri scomparsi ad Alberobel­lo e nella Murgia: un revival antropologico o un cantiere d'archeologia artigianale, a prima vista, ma, in realtà, in dieci anni egli ha realizzato l'affresco imponente di una comunità pregna di valori autentici.

È, comunque, riduttivo pensare che la sua meticolosa indagine sia circoscritta al­la natia Alberobello, perché, dietro ogni personaggio reale, fanno capolino in numeri altri, vissuti o viventi nei paesi della nostra Murgia, come hanno ben compreso gli sponsor (nessuno di Alberobello), che hanno favorito questa pubblicazione.

Devo, però, confessare di non aver subito compreso l'importanza di questo lavo­ro certosino ma di essere stato indotto da Gino Angiulli, pressante con la modestia e con il garbo che lo contraddistinguono, a riproporre con una nuova veste editoriale e con variazioni iconografiche i dieci saggi pubblicati sulla rivista da me diretta.

Egli, annualmente, già a partire dalla quinta puntata (2002), era impaziente di raccogliere in volume il suo frammentato lavoro e mi spronava all'impresa, sicché gli promisi che avrei provveduto in occasione del suo ottantesimo compleanno, festeg­giato insieme il 12 agosto scorso.

Ho mantenuto l'impegno, convinto dell'importanza della ricerca, ma Gino, im­paziente quanto intraprendente, già nel giugno del 2008 ha pubblicato, peraltro in un testo bilingue, Antichi mestieri della Murgia dei Trulli, rielaborando e riducendo all'os­so parte di quanto ancora andava componendo per Riflessioni-Umanesimo della Pietra.

Spero di aver ottemperato, grazie al fattivo lavoro di tanti collaboratori, ai desi­derata di Gino Angiulli, al quale va riconosciuto il merito di aver speso il suo tempo e di aver spremuto i suoi ricordi per esaltare l'ancestrale laboriosità della gente del no­stro meraviglioso territorio, proponendola come monito e come esempio per le gene­razioni presenti e venture.

Domenico Blasi

Mattina Franca, 12 ottobre 2009



Presentazione Domenico Blasi - Prefazione Gino Angiulli

Prefazione di Gino Angiulli

Gli anziani ricordano volentieri.

Essi sono la memoria storica della propria comunità; i loro discorsi non apparten­gono solo alla loro sfera intima, in quanto il loro dire e le loro testimonianze sono il tramite perché i giovani possano conoscere gli usi, i costumi, le attività, le modalità di vita, i pregiudizi, le superstizioni, le credenze dei loro predecessori.

I ricordi dei progenitori spalancano l'ampia finestra, che permette di guardare le dimensioni delle antiche tradizioni, di vedere le cose perdute, di conoscere le proprie radici.

Per questi motivi, sin dalla mia infanzia, sono stato attratto dai ricordi degli anzia­ni e attingendo ai loro discorsi, ascoltati con estrema attenzione e con curiosità, ho ar­chiviato nella mia memoria i momenti significativi delle loro esperienze.

II mio vissuto e quel bagaglio di ricordi mi consentono oggi di trasmettere ai poste­ri, attraverso queste pagine, alcuni squarci caratteristici del modo di vivere del no­stro passato recente.

Mi piace rievocare, soprattutto, le varie attività, i mestieri, ormai scomparsi, legati strettamente al mondo rurale, a quella civiltà contadina, che fino a qualche decennio addietro caratterizzava in modo preponderante la vita delle comunità della Murgia dei Trulli.

Molti mestieri tipici del mondo rurale di un tempo non tanto lontano, infatti, non sono più esercitati e sono scomparsi, altri sopravvivono a stento, travolti dall'avven­to delle tecnologie moderne e dal mutare inarrestabile degli usi e dei costumi delle nuove generazioni, sebbene, ancora fino a qualche anno addietro, rappresentassero il fulcro della nostra cultura contadina.

Descrivo, perciò, figure e attrezzi di artigiani che sono stati parte integrante del consorzio sociale, prevalentemente legato al mondo agricolo, che ci ha preceduto.

Moltissimi sono, infatti, i mestieri che esercitavano i nostri nonni e che oggi sono scomparsi o in via d'estinzione.

La civiltà in cui viviamo ha eliminato tante tradizioni, diventate vero e proprio pa­trimonio di una storia, che non riguarda più noi e che si rischia di dimenticare per sempre.

Questi lavoratori, molto spesso rimasti anonimi, sono stati componenti importan­ti della nostra vicenda umana, preminentemente connessa alla realtà agricola.

La scomparsa di queste attività porta via, pertanto, anche l'alone di poesia che cir­condava tali antichi mestieri.

Il sopravanzare del progresso, attraverso la continua evoluzione della tecnologia, ha determinato una veloce trasformazione socio-economica dei nostri paesi, che, fino a qualche decennio addietro, si caratterizzavano per la prevalenza dell'economia agricola.

Questa trasformazione radicale della società ha provocato, di conseguenza, la quasi scomparsa di tutti quei mestieri che erano indissolubilmente legati agli usi e ai costumi del mondo contadino, nonché alle sue necessità pratiche, al cui soddisfaci­mento provvedevano valenti artieri, gli artigiani.

Questi rappresentavano il ceto medio di tale società, ponendosi tra i cafòune sciurnatiére, l'uòmene de fóre, i zappatòure, ossia il bracciantato, che rasentava l'indigenza, e i patròune, i segnòure, i proprietari terrieri, gli abbienti.

Nell'ultimo cinquantennio, infatti, la nostra società ha subito un'inimmaginabile trasformazione nel modo di vivere, negli usi, nei costumi e nel sistema economico, così veloce e inattesa che non ha precedenti nella storia dell'uomo.

Il progresso scientifico e la tecnologia hanno completamente stravolto, così, l'am­biente e lo hanno modificato nella forma, nell'aspetto, nella sua natura fisica, mutan­do anche l'uomo nello spirito.

Moltissimi mestieri, esercitati per millenni, immutati nella loro modalità d'esecu­zione e nei risultati, sono scomparsi definitivamente o hanno subito modificazioni irreversibili, tali da render li irriconoscibili.

La ricerca compiuta è il frutto di pazienti indagini sul campo fra i sempre meno nu­merosi protagonisti sopravvissuti e di scavo fra i miei ricordi giovanili, relativi a di­verse figure di lavoratori, un tempo comuni nella mia Alberobello, come negli altri paesi della Murgia e dell' intero Mezzogiorno.

Lo scavo archeologico nella memoria collettiva di Alberobello e nei miei ricordi per­sonali dal 1998 al 2008 mi ha fatto riesumare e rivivere sulle pagine dell'annuario Ri­flessioni-Umanesimo delia Pietra personaggi ingialliti dal tempo, come le fotografie, gentilmente fornitemi da amici e da parenti, dei diversi artigiani e/o dei piccoli com­mercianti, per lo più alberobellesi, dei quali mi sono occupato.

Adempio nei confronti di questi lavoratori, i cui mestieri sono stati travolti dal vertiginoso progredire della tecnologia, al dovere della memoria e non a\ fascino dei ri­cordi, come mi avrebbe ripetuto il carissimo amico e compaesano Italo Palasciano, improvvisamente scomparso il 13 febbraio 2007 alle soglie dei suoi imminenti ot-tant'anni.

È un dovere che periodicamente, ormai, mi riporta indietro nel tempo agli anni del­la mia infanzia e giovinezza, in gran parte trascorsi a bottega presso due noti barbie­ri di Alberobello.

L'antichissimo mestiere del barbiere, che ritengo sopravvissuto a se stesso, svolto con sagacia da artigiani-artisti, è stato, però, profondamente trasformato dal grigio­re dell'imperante burocrazia.

Gran spazio, infine, ho riservato, volutamente e doverosamente, a quelle attività legate all'utilizzo delle risorse dei boschi, un tempo molto estesi e gelosamente tute­lati nel nostro territorio e oggi ridotti a lembi sparuti, assaltati impietosamente dal turismo dì massa.

I mestieri principali di un tempo erano quelli de] boscaiolo (u voscaiuòle), del car­bonaio (u carvunére) e del fornaciaio o produttore di calce (u calcaròule o cosciapète), che considero come principali utilizzatori del bosco, per distinguerli da quelli occasiona­li, ossia privi di conoscenze e di professionalità specìfiche.

Erano, questi ultimi, miseri lavoratori che, periodicamente o saltuariamente, trae­vano, spesso fraudolentemente, magri profitti dalle diverse risorse forestali.

Ritengo questa legione di uomini senza nome e senza volto, considerati dei paria dal perbenismo dominante, l'anima più autentica della nostra piccolapatria, della no­stra antica Selva.

Gente umile ma dignitosa, che non ha mai oltraggiato la natura, che ha amato e servito la propria terra e che non ha mai imputato al deh la propria dolorosa condi­zione di subalternità.

A conclusione di questa mia lunga ricerca, che mi auguro possa schiudere nuovi orizzonti ai nostri giovani, mi preme ringraziare di vero cuore tutte le persone inter­vistate, alcune non più fra noi, e quanti mi hanno fornito ulteriori notizie, nonché chi ha arricchito il mio lavoro con preziose fotografie colar del tempo e con deliziosi dise­gni a china.

GlNOANGIULLI

Alberobello, 12 agosto 2009, mio ottantesimo genetliaco

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