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Presentaz cronol e storica Festa Mad

Esistono luoghi in cui si respira la fede a pieni polmoni, luoghi che sarebbero altrimenti anonimi: e uno di quei posti è questo, il Rione Pentimi, dove oggi sorge questa moderna rettoria, la più recente di Alberobello. Ma quel profumo di fede proviene da una forma di culto precedente di un secolo l’edificazione di questa chiesa, quando questo fazzoletto di terra era popolato solo da trulli.

Facendo un esercizio con la storia, proviamo a immaginare la gente che su questo terreno si raccoglieva attorno a un’immagine sacra, facendo esperienza di un genere di spiritualità scritta con caratteri che precedono l’età dei fasti, nello stile del più squisito raccoglimento dei cristiani dei primi secoli.

Alberobello ha da sempre venerato primariamente la Vergine Maria, e in modo particolare, l’identità religiosa di questa festa ormai annuale è legata a un piccolo campo, dove si è coltivata – assieme all’orto – la quiete della preghiera, l’edificazione dello spirito, la carità cristiana, la cura delle tribolazioni, il nutrimento del Vangelo.

Un raccolto di cui beneficia ancora questa generazione, anche oggi per tutti noi, a quasi centocinquanta anni dal principio di questo culto. E l’origine di questa singolare devozione affonda le radici proprio in quel campo su cui oggi si erge il tempio.

La tradizione orale ci tramanda che fu Cesare Indiveri, di origine monopolitana, a introdurre ad Alberobello il culto per la Madonna della Madia – tradizionale icona della vicina città di mare che custodisce il culto da oltre 900 anni – nella seconda metà dell’Ottocento, quando si trasferì qui con la famiglia, per lavoro. Cesare è stato un apostolo dei tempi moderni, essendosi fatto propagatore del Vangelo presso questa comunità, attraverso i campi, sede privilegiata degli ultimi.

Fu lui ad avviare la consacrazione di questo luogo, collocando nella nicchia che precedeva l’ingresso al terreno un quadro di arte sacra, lo stesso che si continua a venerare oggi all’interno della chiesa. Il dipinto in rame, di modeste dimensioni, è stato eseguito nel 1885 da parte di Antonio Semeraro il popolo d’allora si associa all’intitolazione della Madonna della Madia l’appellativo di Madonna di “Cesare”, appunto. Se costui inaugurò il tributo di
onore per la Vergine, a suo nipote Francesco – erede del fondo – va riconosciuta la volontà di donare il terreno alla locale parrocchia dei Santi Medici Cosma e Damiano, affinché si avviasse il progetto di edificazione dell’attuale chiesa. Ma il piano tecnico di edificazione della chiesa è stato preceduto da un’idea collettiva, animata dai cuori degli alberobellesi e dei coreggiani strenui devoti della Madonna della Madia, o di “Cesare”, che qui dir si voglia.

La facoltà testamentaria espressa dagli eredi di Cesare, unitamente all’impegno di una moltitudine alberobellesi, trovarono compimento nella solerzia del sac. Giovanni Martellotta e di alcuni laici, anche lui monopolitano legato al culto mariano e attivo tanti anni ad Alberobello. Al zelante arciprete don Giovanni si deve l’avvio concreto dei lavori: la gente non vedeva l’ora di offrire un tetto al sacro dipinto e presentarono tantissima manovalanza gratuita. Nella metà degli anni Novanta qui fervevano i lavori di cemento e pietra e si alimentava lo spirito con la preghiera: e nella consacrazione del 31 maggio 1997, mentre Alberobello celebrava il suo bicentenario dell’elevazione a Città Regia, questa comunità di fedeli si riconosceva unita nel perimetro di un chiesa stabile, la chiesa della Madonna di “Cesare”.

Questo moderno tempio cristiano, da un punto di vista architettonico d’ispirazione di un progetto già esistente in Giappone è stato eseguito da un noto architetto alberobellese, ha del singolare: può – e deve – essere osservato da più angolazioni per poterne cogliere la portata simbolica dell’edificio.

Due parallelepipedi si intersecano, e ciò che non è in grado di cogliere l’occhio umano viene raccordato dalla vista del cuore. La storia più recente di questa piccola comunità rimonta al febbraio del 2013, quando la chiesa viene elevata a rettoria con decreto vescovile dal ben amato vescovo Mons. Domenico Padovano e affidata alla cura pastorale del sac. Stefano Altavilla. Nella storia della Chiesa si rileva che la Vergine ha sempre scelto gli umili, gente semplice, per edificare i progetti più ambiziosi. E qui ogni anno nel mese di agosto ricordiamo chi ha ispirato i propositi di questo culto e preghiamo sempre senza stancarci per chi oggi continua a prendersene cura.

Gabriele Rosato
Laureato in Archeologia presso l’Università del Salento. Nel 2016 ha inaugurato il dottorato di ricerca in Scienze del Patrimonio Culturale nell’ambito del quale si occupa principalmente della psicologia turistica e teoria delle narrazioni.
Accompagna al percorso la vocazione per il cinema documentario ed è Direttore Creativo di un’agenzia di comunicazione a Roma.

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