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guarella_peppinoAvrebbe compiuto settantanni nel prossimo Dicembre (articolo strenna 2006) e non li avrebbe, di certo, dimostrati.
Scherzi a parte, il buon Peppino Guarella, direttore i didattico, anzi dirigente scolastico come si chiamano oggi, ci ha lasciati la bellezza di dieci anni fa... ma il ricordo è ancora e sempre vivo, indelebile, non solo per i familiari, che più di tutti avvertono e sentono la sua assenza, perché toccano con mano quotidianamente il vuoto da lui lasciato ma anche per tutte quelle persone, entrate in relazione con lui, ancora incredule di fronte al mistero della 'mancanza'.

Chi, come me, ha avuto l'opportunità di frequentarlo nelle tante riunioni che in quegli anni si tenevano per i 'nascenti' dirigenti scolastici, ha qualche elemento in più e diverso di riferimento. Sono state occasioni in più per esprimere con maggiore convinzione e sostanziare realmente queste mie valutazioni sincere ed affettuose

Era una persona dai molteplici interessi che, privilegiando il calore e l'affetto familiari, di buon padre e marito, spaziavano dalla storia locale, di Locorotondo soprattutto, alla storia nazionale; dalla pedagogia di casa alla pedagogia, o meglio alla scienza dell'educazione che ha inculcato a tantissime persone, diplomate o laureate, attualmente insegnanti o comunque educatori.

Di lui, colpiva, anche, l'essere politico, l'uomo dall'impegno politico e sociale.
Era socialista, ma di quelli dal volto umano, mai arrogante e presuntuoso, perché frequentava spesso virtù come l'umiltà e la carità, nel senso più classico; era laico, ma di quel laicismo mai fanatico e fondamentalistico, perché praticava grandi e profonde incursioni di tipo spirituale e trascendentale. La sua cifra era 'il non bigottismo'.

La connotazione, però, che maggiormente voglio evidenziare è quella dell'ironia.
Sì Peppino aveva un'ironia sottile che gli consentiva di vivere, apparentemente con distacco, tutte le occasioni della vita. Appunto... apparentemente, perché chi pratica quel suo tipo di ironia, ha un possesso totale delle cose: le sa dominare con buon senso e raziocinio; le contestualizza nella realtà, non è mai con il 'naso all'insù'.

E' l'ironia dell'intellettuale,
pienamente inserito nel cotesto sociale, che prescinde da ogni forma d' individualismo esasperato e fanatico e da ogni forma di altruismo ingenuo ed ottimistico. Era la ragione la bussola del suo modo di essere. Peppino, faceva emergere queste qualità nella relazione quotidiana con tutti, senza differenze sociali.
In modo particolare queste doti emergevano in situazioni formali, una conferenza, un convegno, un dibattito. Qui veniva fuori il moderatore per eccellenza, l'uomo di cultura, mai l'uomo di parte, ma l'uomo con una precisa identità ben coniugata con le diversità. E' proprio il caso di dire che Alberobello s'è persa dieci anni di un uomo così incisivo, presente ed illuminato.
Sì, perché pur non essendo alberobellese di nascita, la nostra Città lo sente suo per la lunga permanenza e per il servizio reso anche alla ricostruzione della storia alberobellese. A questo titolo una delle nostre scuole porta il suo nome.
Che cosa ha lasciato? Col Manzoni diremmo "ai posteri l'ardua sentenza..." Sta di fatto che attraverso i suoi familiari, in primis, i suoi figli si ha la certezza che 'buon sangue non mente', si ha la conferma che 'chi semina raccoglie'
"...Peppino ha seminato bene... perché è ottimo il raccolto"


CARMELO GALLO

Articolo tratto dalla Strenna di Santa Lucia 2006

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