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apnea-dal-23-aprile-al-5-maggio-2013APNèA - Il tempo al centro del respiro

dal 23 Aprile al 5 Maggio Teatro Salauno ROMA

Una cella, un prigioniero, una sentenza.
Questi tre elementi appaiono chiari all’inizio di APNèA, monologo scritto e diretto da Mauro Leonardi, interpretato da Alessandro Intini.

Lo spettacolo sembra raccontare l’ultima ora di vita di un condannato, ma  da lì prende il via il flusso di pensieri di un uomo  costretto  in una prigionia più metaforica che reale della quale sente  avvicinarsi la fine come  una  liberazione e  avverte l’urgenza di fissare dei punti. Così fa i conti con se stesso,  con l’amore,  la famiglia,  l’amicizia, in un percorso che avvicina lui e il pubblico alla consapevolezza della sua reale condizione.
Ricordi,  immagini, emozioni, flashback, sono vissuti nella sospensione di un movimento respiratorio, l’apnea,  dove fra un’inspirazione e la sua espirazione ci può essere spazio per una vita intera.
Il protagonista si muove in uno spazio onirico ma concreto, claustrofobico ma anche sconfinato, familiare eppure ancora da scoprire.
Lo accompagnano due danz-attori, interlocutori muti e senza volto, che acquistano identità grazie al racconto  di una vita che cerca il proprio senso mentre si avvia alla conclusione.
Ma se la vita come la conosciamo è ormai lontana e la morte non è ancora arrivata, se il passaggio, anziché un momento, diventa una condizione duratura, questa condizione è una prigione o è una prova di immortalità?
In quell’attimo sospeso  echeggia a volte il silenzio divino di fronte al dolore umano, e si rimane in attesa, ma quanto può durare l’apnea quando l’uomo si sostituisce a Dio, credendosi onnipotente mentre è più mortale che mai?
La risposta non arriva, ma in quel tempo fermato al centro del respiro, in quella linea sospesa  appena sopra la realtà, fra la vita e la morte, si avverte la speranza che i due estremi si fondano e che la linea della nostra vita sia il segmento di un cerchio molto più grande in cui la fine e l’inizio si confondano.

NOTE DI REGIA
Ho scritto il testo di APNèA  per dare  forma letteraria  ad alcune  riflessioni mie e di Alessandro, il protagonista, riguardo un tema controverso come quello del “fine vita” e della libertà individuale quando non è più possibile decidere della propria esistenza.
E’ nato così

“APNèA, il tempo al centro del respiro”, lo spettacolo che debutterà  al teatro SalaUno di Roma il 23 aprile.
Apnea è la sospensione  del respiro, il tempo prolungato fra un’inspirazione e la successiva espirazione.
Viviamo centinaia, migliaia di apnee, ma se una di esse durasse all’infinito?
La storia  infatti si svolge in un non-luogo, in un tempo indefinito e, appunto, infinito.
Comincia col suono di una respirazione marcata che si interrompe dopo una profonda inspirazione.
In scena c’è un uomo , solo, legato, che  aspetta una sentenza  imminente, un prigioniero che non ha coscienza di quando tutto è cominciato ma si ritrova  bloccato a metà, in una condizione irreale dove emozioni e ricordi vengono vissuti nuovamente.
Il suo destino sembra essere l’attesa: l’attesa di una sentenza, l’attesa di qualcuno, l’attesa di una risposta, l’attesa  di un’espirazione , una qualunque forma di liberazione, che  come tutto il resto forse non arriverà mai, ma che gli  lascia tutto il tempo per ricordarsi di sé, di quello che è stato, e per trovare ancora incredibilmente speranza.
Ma un essere umano privato del respiro, che è spirito e anima, che è vita  stessa, è ancora un uomo? Può  ancora sognare, desiderare,  gioire e soffrire?  E se potesse farlo cosa desidererebbe, cosa sognerebbe?
L’ambiente che lo circonda  è uno spazio  vivo, perché racchiude ricordi, speranza, commozione, ma è  anche un luogo freddo, inospitale, straniante, un luogo che dalla vita è distante almeno tanto quanto lo è dalla morte.
Dunque  decide di procedere e accettare serenamente le conseguenze delle proprie scelte.
Lo accompagnano due danz-attori che assumono ruoli diversi nel dipanarsi del racconto, ma che non hanno un volto. Sono “gli altri” che hanno attraversato la sua vita e dai quali sente la necessità di accomiatarsi per sciogliere i nodi ancora irrisolti.
C’è poi una voce a metà del percorso, calda, rassicurante, è quella della madre che lo accompagna nel passaggio che sta per compiere in una sorta di ninna nanna dell’addio che suona più come un arrivederci.
Dunque una speranza c’è ancora: andare oltre la morte,  saltare il limite per trovarsi in quel momento perfetto in cui la luce del giorno che scompare è assolutamente identica a quella del giorno che nasce, lì dove  il tempo, in una visione circolare, potrebbe confondersi e tutto potrebbe di nuovo ricominciare.
Alla fine si sente forte un’espirazione. E’ quella che avrebbe dovuto seguire la profonda inspirazione dell’inizio?
Abbiamo assistito all’ultimo respiro di un uomo, quello  in cui dicono si riveda tutta la propria esistenza? Abbiamo vissuto insieme a lui una lunga apnea? E’ stato quello l’attimo di infinito che il protagonista dice di voler cercare per poter vivere per sempre?
Non so né ho la pretesa di dare risposte, mi piacerebbe che in questo racconto ognuno trovasse le proprie, ma anche soltanto aver posto interrogativi sarebbe per me già un successo.
Il vero successo però è stato riuscire a portare in scena questo spettacolo, totalmente autoprodotto, cosa resa possibile dall’aiuto di un gruppo di amici che ha creduto in noi e, anche a costo di sacrifici,  ci ha aiutato a realizzarlo.
Contributi e lavoro di professionalità di altissimo livello, dalla produzione, alla comunicazione, alle musiche, allo spettacolo, hanno reso possibile un vero “miracolo” in un momento storico ed economico così difficile, soprattutto per la sopravvivenza dell’arte.
E’ nata così una specie di “factory” dove ognuno mette a disposizione ciò che può per vedere concretizzarsi un sogno condiviso, con la speranza che sia il primo di molti altri.
Persino un’attrice come Anna Foglietta, messa a conoscenza del progetto, ha voluto offrire la propria partecipazione registrando l’interpretazione di un brano utilizzato in un quadro di fondamentale importanza.
Trovare una strada per i propri sogni è difficile, ma se non si intravede è meglio tracciarsela da sé, per non rimanere sempre in attesa, per non rimanere sempre in apnea…….
Mauro Leonardi

 

Mauro Leonardi
Formatosi come danzatore e coreografo, si avvicina al mondo dell’arte performativa dopo una solida formazione scolastica dedicata alle lettere e alle arti:frequenta con successo prima la facoltà di Lettere Classiche con indirizzo archeologico di Catania, poi la facoltà di Letteratura Musica e Spettacolo, indirizzo teatrale, alla Sapienza di Roma. Ma il successo della carriera artistica lo costringe a sospendere quella universitaria.
Dopo qualche fortunata esperienza televisiva come ballerino solista,si dedica interamente al teatro : nel 2002 comincia la collaborazione con lo “ZARD GROUP”, per anni, come ballerino solista in “NOTRE DAME DE PARIS”, con partecipazioni in “TOSCA” e poi come capo balletto responsabile in “DRACULA” e come responsabile italiano per le coreografie di Notre Dame per gli eventi speciali.(Mondiali di tennis,tour promozionale nazionale, ecc….)
Fra i tantissimi spettacoli teatrali a cui partecipa, un’importanza particolare hanno opere come “WATERWALL”, spettacolo di ginnoarte e “NO GRAVITY”, spettacolo di “danza illusionistica”, che uniscono la danza alla tecnologia ,grazie all’impiego di strutture meccaniche e effetti speciali.
Nel 2007   crea  “CIRCOTEQUE”, spettacolo di arte circense moderna che utilizza musica e performer circensi insieme ad artisti e musiche del mondo della discoteca.
Nel 2008 è coreografo del tour di Gianna NanniniPIA COME LA CANTO IO “.
Lasciata la danza per dedicarsi a tempo pieno alla creazione dei propri spettacoli,debutta come regista con un’opera sulla cultura siciliana, che fonde poesia, prosa, video art e danza contemporanea: “LINGUAMADRE” (2012)
Sperimentazione , voglia di ampliare l’utilizzo di nuove tecniche in campo artistico,desiderio di contaminazione fra generi artistici diversi,  molteplici ed eclettiche esperienze lavorative,gli danno il background necessario per creare spettacoli originali e insoliti.
APNèA-il tempo al centro del respiro-
è il suo ultimo lavoro.

Alessandro Intini
Nato ad Alberobello (Bari), a vent’anni inizia a lavorare in teatro, interpretando – tra gli altri titoli – Il tacchino e Il professore di pianoforte di Feydeau, La Gatta Cenerentola di De Simone, Gli innamorati di Goldoni, Le intellettuali di Molière, Manto di luna di Ridley.
Nel 2006 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, e nello stesso anno Mario Testino lo sceglie per un servizio fotografico per Vogue Francia.
Successivamente affianca all’attività teatrale il lavoro per il cinema e la televisione.
Nel 2008 è protagonista del videoclip per la canzone Ziza di Patrizia Laquidara (regia di Cosimo Alemà) e coprotagonista, nel ruolo di Marco Argenti, della serie Distretto di polizia 8 (regia di Alessandro Capone), nel 2010 è accanto a Luca Zingaretti, protagonista di puntata de Il Commissario Montalbano – La caccia al tesoro di Alberto Sironi.
Al cinema interpreta Guardami dentro di C. Veneziano, Soltanto un naso rosso di Rocco Mortelliti, l’episodio Gaymers (regia di Emanuele Sana) del film Feisbum!, e nel 2011 è protagonista di Oltre il
mare
di Cesare Fragnelli.

 

TESTO tratto da http://www.salauno.it/2013/04/23/apnea-il-tempo-al-centro-del-respiro/

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