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Gianpiero_De_Santis3Gianpiero nasce il 23 giugno del 1973 nell'ospedale di Alberobello, da  Pietro De Santis e Maria Cristina Perrini. Il papà è insegnante di Educazione Tecnica presso la scuola media di Alberobello, la madre insegnante alla scuola elementare di Alberobello.

L'aspetto di Gianpiero nel periodo giovanile è una forte insofferenza nei confronti di qualsiasi tipo di autorità. Non ammette ingerenze nelle sue scelte da parte di nessuno, padre, madre o altre autorità. E' certamente qui che va anche cercato il senso del suo particolare, combattuto, rapporto con la fede.  La sua vivacità, il suo senso critico, la sua ricerca di autonomia, però, lo aiutano a formarsi un profondo bagaglio culturale. Nel giugno del 1992 conseguirà il diploma con il massimo dei voti. Dopo la maturità Gianpiero si iscrive alla Facoltà di Psicologia dell' Università La Sapienza di Roma. Un percorso che, tuttavia, non terminerà, perché è in questi anni che Gianpiero incontra la vera grande passione della sua vita: la politica.
Infatti in essa individua il luogo ideale in cui portare a sintesi il suo spirito critico, la sua ricerca di autonomia e il suo giovanile e mai abbandonato amore per la sua terra. Ha una visione "classica" di questa attività. Per lui la politica è "negotium". E' un'attività totalizzante, cui sacrifica ogni altro impegno, compreso quello universitario. E' questo il momento degli effetti dl tangentopoli. Della crisi dei grandi partiti novecenteschi.
Ad Alberobello è il momento dell'inizio dei governi di centro-sinistra: Angelo Panarese vince nel 1994 le amministrative con la nuova formula elettorale maggioritaria, rompendo il tradizionale assoluto dominio democristiano. In tale contesto ed in totale controtendenza, mentre si grida la morte dei partiti e delle ideologie, Gianpiero ritesse le fila del Partito Socialista locale, anch'esso spazzato via dal movimento secolarizzante di fine novecento. Fonda lo SDI e ne diviene il segretario.
L'adesione al socialismo è assolutamente coerente con i suoi presupposti intellettuali. Gianpiero, infatti, individua, nella tradizione socialista italiana, una cultura politica libera, non dogmatica, come quella cattolica o comunista, e realmente laica. La scelta della militanza partitica risponde pienamente all'idea che lui ha dell'attività politica come "professione", come impegno che non può essere svolto da "chiunque" ed in maniera estemporanea, ma che necessita preparazione, dedizione e studio per la formazione di categorie generali di analisi: è quella che lui chiamava la "pedagogia dell'appartenenza ".
E' in questo periodo che Gianpiero sceglie di andare a vivere da solo, lasciando la casa dei genitori, in ossequio a quella sua esigenza di indipendenza, che da ora diviene pressante, assumendo i tratti di una forma di sfida continua e permanente con se stesso. Nel 1998, in occasione delle elezioni amministrative, decide di candidarsi, chiaramente nella coalizione di centrosinistra ed in quota socialista, con Angelo
Panarese. Viene eletto con 193 voti.
Ha così l'occasione di coniugare le sue idealità politiche con la pratica amministrativa ed individua nell'attività editoriale il mezzo per portare a sintesi questi due momenti: fonda così il suo giornale, che chiama "Polis". Non a caso, evidentemente e semanticamente non a caso l'editoriale del primo numero del nuovo millennio è un pensiero che Gianpiero rivolge ad Alberobello, a ciò che lui vorrebbe per il suo Paese. La cifra dell' attività amministrativa di Gianpiero, infatti, è proprio data dall'attenzione per la tutela e la valorizzazione del nostro territorio. Impegno che durante questa legislatura, profonde come consigliere e capogruppo.
Le elezioni amministrative del 2002 lo vedono rieletto con 297 voti. Il sindaco Bruno De Luca, allora, gli affida, tra le altre, la delega assessorile al Centro Storico. Gianpiero inizia una serie di interventi rivolti da un lato a curare l'unicità di Alberobello, garantendone l'integrità, dall'altro a rafforzare nel mondo l'immagine dei trulli, in quanto patrimonio dell'umanità.
A questo proposito basti ricordare l'Assemblea Generale delle Città UNESCO, organizzata da Gianpiero ad Alberobello, le celebrazioni annuali degli anniversari del riconoscimento di Alberobello come patrimonio dell'umanità, o i diversi gemellaggi con altri siti di particolare interesse culturale (significativo quello con Shirakawa-go). Questa azione e sicuramente rinvigorita dall'elezione di Gianpiero a Consigliere Provinciale con le votazioni del 2004. In quell'occasione gli alberobellesi premiano il suo impegno con 2338 voti. I frutti di questa contingenza sono immediati ed estremamente vantaggiosi per Alberobello. Gianpiero, per dirne una, riesce ad ottenere i finanziamenti per far eliminare le antenne televisive dai trulli.

Il 28 luglio del 2006 è un giorno importante per Gianpiero. In mattinata ha un incontro in Provincia. Il Presidente Divella gli deve attribuire la nomina di Presidente del Consiglio Provinciale. Una tappa di molto peso per la carriera politica di un giovane dI 33 anni. Il riconoscimento della positività del suo operato politico. Quindi va via. Uscendo dice alla mamma di aspettarlo per pranzo. Lo avrebbe aspettato, come tante altre volte. Ma questa volta Gianpiero non sarebbe arrivato. Tornando da Bari, proprio alle porte di Alberobello, la sua moto è coinvolta in un incidente.  Un ultimo vortice, risucchiato dalle pietre di un muro a secco.
Giovanni Guarella

 

Tratto da : "Gianpiero De Santis.... un anno dopo, antologia dei suoi scritti edito da Parrocchia Sant'Antonio di Padova Padri Guanelliani Alberobello
A Gianpiero è intitolato il Centro di Documentazione Gianpiero De Santis
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gianpiero_de_santisQuesto fascicolo raccoglie alcune delle cose scritte da Gianpiero, quasi tutte apparse su Polis, il 'suo' giornale.

Ovviamente si tratta di una fotografìa parziale dell'uomo e della sua interiorità; non solo perché nessuno sta tutto nei suoi scritti, ma poi perché si sarebbe dovuto attingere anche alle sue numerose lettere, a tante pagine del suo diario quotidiano, a discorsi tenuti in occasioni domestiche e in situazioni più ufficiali, di cui pure conserviamo testimonianza.

Ma sarebbe stata una forzatura forse invadente. Ci è sembrato più semplice e più onesto raccogliere tra ciò che lui stesso aveva destinato 'a tutti', dalle pagine di Polis.

E' un omaggio che la nostra Parrocchia vuole fare non ad uno dei suoi figli -giacché dovrebbe allora farlo per tutti e molti lo meriterebbero- ma all'Assessore comunale e al Consigliere provinciale De Santis che, a questi titoli, ha aiutato anche la sua Parrocchia, non solo nelle grandi manifestazioni come Presepe Vivente e Passione Vivente o negli eventi culturali di ampio respiro, ma nel cammino semplice e ordinario di comunità, con una passione nota a pochi, eppure scritta nella tenace memoria di Dio.

Il fascicolo è un piccolo aiuto a ricordare.

Coloro che conoscevano Gianpiero, leggendo ne immagineranno il volto, lo sguardo, i gesti, la posizione, il tono di voce.. .e allora avremo prestato un servizio utile, perché rendere presente uno che non c'è può dare un colpo d'ala alla considerazione, alla gratitudine -e perché no?- alla preghiera.

E' certo che facendo omaggio all'Amministratore De Santis, questa parrocchia che lo ha generato alla fede e accompagnato nel crescere non dimentica che Cianpiero è uno dei suoi figli.

La Comunità parrocchiale Sant'Antonio di Padova in Alberobello

LEGAMI BUONI

Come segno di amicizia volentieri introduco Gianpiero e il ricordo di lui attraverso queste pagine sue. Per mantenermi coerente sul registro del segno non dico nulla dei suoi scritti perché permettano al lettore un contatto trasparente.

Sono il Parroco della famiglia De Santis e uno dei vari sacerdoti guanelliani che hanno segnato il percorso di Gianpiero, ma non è questo il titolo a cui attingo per scrivere di lui. Gianpiero apparteneva a quel gruppo di ragazzi che ad Alberobello, ancora oggi, mi chiamano "Fabio", semplicemente; non per abuso di intimità o per mancanza di rispetto, ma perché tale ero per loro negli anni '80 mentre essi concludevano la scuola dell'obbligo e si affacciavano agli istituti superiori. Alludo soprattutto ai ragazzi delle due annate 1973 e 1974 che costituivano il cosiddetto Gruppo Giovanissimi di Sant'Antonio.

Sì, da questo distinguo in paese i miei ragazzi di allora: mi sento chiamare "Fabio", mi giro ed è uno di loro, sicuramente. Una sessantina di persone collegate al filo di esperienze incredibili in quell'età che da sola è un miracolo; in cornice: i Campi estivi di Buonafede, di Chiavenna, di Les Combes; le serate a casa di Chiara, di Antonella, di Viviano, di Mavita; i genitori a loro volta legati in amicizia, a cascata; il viaggio in massa a Roma il 7 Marzo del 1992, perché "Fabio diventa prete".

Ragazzi che oggi ancora, pur nel dispiegarsi vario della vita, ad ogni incontro sentono di avere in comune qualcosa nel patrimonio eccezionale dei ricordi.

Gente che ha vissuto la vicenda di Gianpiero come una bufera sulla propria barca...

La mia amicizia con Gianpiero ha avuto tre stagioni: quella di allora con lui dodicenne, per me 'fratello di Angelica'; quindi la fase romana in cui i contatti furono prima epistolari e poi personali quando venne a Roma per l'Università; infine quest'ultima, nuovissima tappa alberobellese che ci vedeva ancora amici, ma su due piani distinti, anche istituzionali: amministratore lui, parroco io. Ad ogni cambio di stagione abbiamo dovuto modulare la forma; e questa era una delle prove della sua intelligenza di cui conservo memoria: la capacità di riposizionarsi in modo nuovo nei rapporti, senza perdere l'antico; critico verso le strettoie, ma tenero e malinconico amante del passato.

Quante volte in questi 12 mesi i comuni amici mi hanno chiesto 'Gianpiero

in una parola', in un verso, un aggettivo, un'immagine. Mi sforzo, ma non so se l'ho trovata, perché per me è sempre più facile parlare che scrivere...

Oggi se penso a lui mi viene in mente la parola 'legami'.

Non so se è la parola che lo inquadra da ogni lato, magari per qualcuno è anche un dettaglio secondario, nascosto nelle pieghe del suo volto più conosciuto e più evidente.

Lo so che per tutti la vita è fatta di legami, ma Gianpiero mi pare che ne gioisse o li sentisse più degli altri; li cercasse e ne fosse sballottato. Li suscitasse e li sfumasse; li illuminasse e li scuotesse. Li scavasse e ne fosse attraversato. Comunque li amasse.

Forse li leggo bene in lui perché li ritrovo in me, non molto diversi.

Legami che nascono come una sorpresa e legami che muoiono con un senso di dolorosa impotenza; in fondo la vita nostra dipende dai volti che si presentano: basta un nulla per imboccare una dirczione o il suo opposto.

Per quello che oggi sono e vivo, avverto che la fede può fare molto, oltre ogni fantasia, per i legami dell'uomo; sento che anche Dio ha uno stile pieno di grazia verso i legami buoni dell'uomo. Così leggo anche il Vangelo, nei tratti in cui Gesù stesso, nei suoi legami, rivela Dio: c'è potenza e abbandono, c'è eleganza e sobrietà, c'è ironia e seduzione, resistenza e tenerezza.

Questo mi richiama Gianpiero: era inevitabile farlo entrare nel cuore quando ti amava, impossibile tirarselo via di dosso quando le cose si incrinavano, miracolosamente vero che lui c'era sempre ed era pronto a rimettersi nel gioco affascinante della relazione.

Il 28 Luglio di un anno fa ci ha parlato anche dei mille legami buoni di Gianpiero, fili impercettibili che solo la morte ha posto a cornice della vita. Uno scherzo, ma è così.

Quanto più belli sarebbero i nostri giorni se sapessimo che non facciamo da spalla a quattro gatti, ma viviamo di tanti legami che ci tengono su e molti sono di amore e di comprensione!

E' così faticoso dirselo un po' di più e un po' prima?

don Fabio Pallotta

Tratto da : "Gianpiero De Santis.... un anno dopo, antologia dei suoi scritti edito da Parrocchia Sant'Antonio di Padova Padri Guanelliani Alberobello
A Gianpiero è intitolato il Centro di Documentazione Gianpiero De Santis

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