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Ricordo un disegno in bianco e nero che nostro padre aveva fatto una decina d'anni fa Fra un soggetto a china, per la precisione: al centro della scena due figure sedute sull'uscio di un trullo, a chiacchierare. Immagino fosse una sera d'estate, quando la canicola lascia il posto alla fresca aria notturna e, sulla soglia di casa, ci si abbandona con grande piacere al racconto della giornata Che la conversazione tra i due personaggi fosse il soggetto principale è certo, dal momento che il disegno riportava in calce il titolo "U trascurs': il discorso, la chiacchierata.

Alle spalle delle due figure in primo piano, come emerso da un sogno, un trullo. La sua presenza era tangibile nelle scrostature degli intonaci, nell'irregolarità delle chiancole, nella pietra della grondaia consumata dal passaggio dell'acqua ... in quei particolari minuti, insomma, che nostro padre non ha mai rinunciato a rappresentare, come fossero i tratti preziosi di un volto amato.

In alto, sulla destra, un ramo appena stilizzato. Poco importava, perché la massima centralità veniva data agli uomini e al trullo, a quei personaggi senza volto, come era solito disegnarli - quasi a sottolineare la loro appartenenza a una civiltà contadina intesa come status universale, oltre che alberobellese - e all'elemento centrale del loro paesaggio.

Ancora oggi, non trovo immagine migliore per presentare la mia città d'origine a chi non sa da dove vengo, per mostrare il volto di una Alberobello città dei trulli che è anche, e soprattutto, terra di contadini, di chiacchiere e di fresche sere d'estate. Perché ho sempre pensato che la parola identità sia una parola abitata, vissuta; e non certo una bandiera da sventolare, magari appellandosi alla neo-retorica delle radici, quasi fossimo dei vegetali.

Identità, al contrario, intesa come dialogo continuo fra genti vive e territorio circostante. Un continuo racconto di quello che è stato - il trascorso, appunto - ma fatto da una comunità vitale, che ama incontrarsi e interagire con la realtà, in coerenza con la sua fisionomia attuale. Una narrazione da portare avanti nei più svariati linguaggi. Gianni Bimbo lo ha fatto principalmente per mezzo dell'arte, con un alfabeto di centinaia di segni - acquerelli, acrilici, disegni a china e a matita sanguigna - che raccontano ancora oggi la bellezza del luogo natio a centinaia di amici sparsi in giro per il mondo. lo fanno, in questo momento, gli abitanti che si muovono sul suolo alberobellese. Anche nelle quattro chiacchiere scambiate sull'uscio di un trullo, le cui mura ne sono imbevute; sono esse stesse fatti di paese, la storia della comunità raccontata di sera in sera.

E' quello stesso racconto su Alberobello che l'associazione "Gianni Bimbo" vuole continuare con le sue attività. Già da alcuni anni lo fa attraverso il concorso di pittura dedicato ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado del nostro paese, giunto alla sua quinta edizione. Oggi trova questo nuovo spazio d'azione, questi Fatti di pietra che arricchiscono il discorso, mai esaustivo, di ogni comunità sul proprio patrimonio. La tutela di quest'ultimo, d'altronde, è fra gli obiettivi associativi principali. La sua riscoperta come bene comune a cui dare valore per mezzo di azioni di cittadinanza responsabile - una risorsa di tutti e per tutti, e non un mero bene immobile da sfruttare! - è al contempo il punto di partenza e quello di arrivo di gran parte degli intenti associativi.

Come recita a chiare lettere lo Statuto, infatti: “… per il raggiungimento delle proprie finalità, l'Associazione [… ] si propone come luogo di incontro e di aggregazione per concorrere al progresso sociale della collettività, valorizzando soprattutto il patrimonio materiale ed immateriale della nostra comunità e del nostro territorio. "

Ma a chi affidare le fila di questo discorso così importante per la nostra identità locale? A chi dar voce in questo racconto, antico e nuovo al tempo stesso, dedicato al nostro paese?

Alle giovani generazioni, senza dubbio. Anzi, negli intenti associativi il «filo diretto con le nuove generazioni» è un punto ineludibile, fondamentale; confermato concretamente dalle iniziative condotte finora dall'associazione, concorso di pittura in primis, e ribadito più volte fra le finalità associative, tra le quali figurano: “[Ia] partecipazione e la crescita culturale dei cittadini attraverso attività di formazione su tematiche riguardanti l'arte, l'ambiente e il territorio rivolte in particolar modo alle giovani generazioni".

Non a caso, sono proprio alcuni giovani alberobellesi ... Gabriele, Rachele, Roberto Rosangela - a guidarci in queste pagine alla riscoperta (o scoperta, per chi ne ignorava l'esistenza) di tre luoghi speciali presenti sul territorio comunale e nei suoi dintorni. Tre luoghi da recuperare ... alla memoria, all'attenzione, alla cittadinanza attiva- ritratti sotto più svariati aspetti, dalla fisionomia ambientale alla storia, dalle caratteristiche naturali a quelle architettoniche. Se il lettore decidesse di visitarli durante una passeggia domenicale o di soffermarsi qualche istante in più ad ammirarne la bellezza, l'obiettivo di questi Fatti di pietra sarebbe già raggiunto.

Perché sia la vita quotidiana a rimanere al centro dell' essere di Alberobello, il rapporto fra le genti vive, ripetiamolo, e la terra in cui vivono. Altrimenti è facile cadere nella trappola di una memoria ridotta a commemorazione, a negozio di antiquariato ben assortito ma pieno di polvere.

Meglio pensare, pertanto, al contributo racchiuso in queste pagine come a un racconto su noi stessi - storia, presente e futuro - condotto dai primi della fila, i giovani.

Nu trascurs, semplicemente: l'occasione per incontrarsi, guardarsi negli occhi e andare avanti.

Agostino e Francesco Bimbo

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