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antonio_curri_thumb

1848 - 1916

Nel fervore nuovo che plasma I' anima collettiva, oggi la Puglia ricorda e celebra anch’essa i suoi figli migliori, non con esaltazioni rurnorose o con manierati convenzionalismi, ma con austere e significative cerimonie che sono celebrazione e ammaestramento insieme.

Ed è bene che la nostra regione additi ed esalti i suoi figli che in ogni campo eccellono per virtù luminose, poiché la Puglia vanta anch'essa i suoi letterati e filosofi, i patrioti del Risorgimento, gli artisti rinomati, gli eroi dell`epica guerra, i figli degnissimi, insomma, che seppero irradiare colle loro opere vivida luce di azione e di pensiero.
La linda, civile e caratteristica Alberobello si appresta ad onorare un sua grande figlio - l‘architetto Curri - che da umili origini - seppe assurgere ad altezza non comune nel campo dell’ arte. I suoi successi hane anzi un particolare ed altissimo valore: ebbero la consacrazione solo per virtù intrinseche, poiché il Curri sdegnava di far soverchio rumore attorno a se, e sopratutto di farsi largo a forza di gomiti.
Si deve solo alla sua tenacia e alla sua fede se raggiunse - in mezzo a difficoltà inaudite · le vette della rinomanza, in tempi ardui e burrascosi in cui le gravi vicende facevano dimenticare le affermazioni e i trionfi dell’arte.

L‘ ADOLESCENZA DEL CURRI
Ebbe un' adolescenza umile e travagliata il modesto garzone che il padre, capomastro, aveva. destinato ai lavori di muratura in Alberobello.
Il primo maestro di Antonio il compianto e dotto storico Mons. Domenico M rea, allora giovane ancora, uscito dalla celebre abbazia di Montecassino - aveva dichiarato ai suoi genitori Tommaso e Porzia Greco che il loro figliuolo si era mostrato privo di attitudini e di volontà a proseguire gli studi di architettura. Non vide il padre, allora, che una via sola l‘umile lavoro, che avrebbe forse fatto di Antonio un capomastro laborioso e rispettato. Ed il garzone ritornò, contristato e silenzioso, al suo destino.
Sui muri, sulle pietre dirozzate, ovunque, egli sovente si divertiva ad abbozzare disegni e figure, dando prova di una tendenza latente, ma insopprimibile, al disegno. A 12 anni intanto si ebbero i primi segni rivelatori del suo temperamento artistico. Esegui i lavori di pittura alla volta della sede della Guardia Nazionale: raccolse tale ammirazione per quel lavoro - prodigioso per un dodicenne -
che il padre, pur riluttante, lo affidò ad un maestro residente a Martina Franca onde apprendere le prime nozioni di disegno.
I contemporanei lo ricordano, a cavalcioni di un asinello, percorrere due volte la settimana la via silvestre che da Alberobello portava a Martina Franca. Il profitto fù rapido e sensibilissimo. E qualche anno dopo, ritorno all’occupazione abituale, crescendo animato di taciuta speranza e di segreta fede.
Per le regioni d' Italia correva, intanto, un fremito nuovo. Le camicie rosse, al canto degl‘inni patriottici, si raccoglievano - all‘ombra del tricolore e sotto la guida dell‘Eroe dei due mondi - e attraversavano le nostre contrade al grido
di: viva l’Italia!
Dalle scuole, dalle chiese, dalle officine, dai campi, i giovani e gli uomini maturi - vinti dalla luce e dalla fiamma della nuova idea — correvano ad aumentare le file animose dei garibaldini d’ Italia.
Antonio Curri senti anch’egli il fascino dell’epopea garibaldina. Fremente
di amor di patria e di ardore giovanile, abbandonò tutto e corse, cosi senza mezzi e senza titubanza, verso i pericoli e verso la gloria della grande causa. Raggiunse ad Altamura l‘esercito garibaldino. percorse anch’egli colline e valli, e giunse a Napoli assistendo all’esplosione di entusiasmo e di gioia delle popolazioni redente. Vide cosi, come in sogno, la città incantatrice. Forse in quei pochi giorni di residenza, si compì il miracolo nell’animo suo. Senti prepotente la suggestione della città dei sogni e delle magie. Anima d' artista, non poteva non scuotersi. Ma l' incanto fu rotto in un attimo. Costretto al ritorno, raggiunse subito il paesetto natio, fra non lievi difficoltà, accolto dai rimbrotti paterni.
Tutta la sua sterile giovinezza, tutta la sua amara rinunzia..., lo condannavano ora a dover vivere di nuovo la sua chiusa vita, senza gioie e senza emozioni.
Continuò la sua esistenza nell'ombra, ove soffrirono i cuori che amano e sognano, tacitamente.
Ma ricomparve un giorno un improvviso raggio di sole.
Tale Vincenzo Lauro di Fasano, residente a Napoli, si reco a visitare alcuni suoi parenti in Alberobello. Il Lauro ebbe cosi agio di ammirare alcuni disegni del Curri e d’indovinare le sue doti, che faranno di lui l’artista discusso, contrariato ed esaltato, ma che si farà largo nel pubblico di oggi e del domani.
Persuase il padre a farlo andare con lui a Napoli. Ottenuto il consenso, partirono, nel 1865, sulle diligenze, per strade diroccate e pericolose, impiegando circa un mese per raggiungere la città partenopea.
Vincenzo Lauro presento il Curri all’artista Giovanni Della Ragione, che impressionato favorevolmente del giovinetto, lo affidò  al suo collega Oscar Capocci di Santa Maria Capua Vetere, insegnante all‘Università ed ex garibaldino. Frequento con grande profitto e conseguendo ogni anno il I° premio, la prima e la seconda classe della Scuola di Architettura del R. Istituto Superiore di Belle Arti di Napoli.

Il suo ingegno non comune lo fece ben presto distinguere fra i compagni, e gli merito i primi premi; in breve fu cosi noto nell’ambiente partenopeo, che nel 1869, allorché il Municipio di Napoli volle offrire all' Augusto neonato il Principe di Napoli, una culla degna del futuro Re d' Italia, affido al ventunenne Curri l’incarico di idearne il disegno.
Gode l'amicizia di sommi artisti, come Enrico Alvino, Vincenzo (iemito e
Filippo Palizzi, che lo incoraggiarono allo studio, e compì numerosi lavori di , architettura, pittura e decorazione, che si ammirano in Napoli, Alberobe1lo,S.M. Capua Vetere, Sarno, ecc.

E disegnatore fantasioso ed originale, fu l' artista che fece conoscere nel mondo i pittoreschi trulli del suo paese, ed a Parigi i suoi quadri, pieni di luce e   palpitanti di vita campestre, furono assai pregiati; alcuni furono acquistati per conto dell’imperatore d' Austria, Francesco Giuseppe, ed altri da amatori francesi ed inglesi.

Frutti del suo poderoso talento furono i disegni della nuova facciata del Duomo di Napoli, quelli della Galleria Umberto I, del Caffè Gambrinus a Napoli, del Teatro Comunale di S. Maria Capua Vetere, del Palazzo Municipale di Sarno, del padiglioni per la Campania all' Esposizione di Roma del l9ll ; lodevoli pure sono i progetti di restauro dell’interno della Chiesa di S. Domenico Soriano a Napoli, vari monumenti al Camposanto Inglese, e al Cimitero di Poggioreale, la cappella di S. Michele nel monastero dei Frati Bigi, il Cimitero in stile egiziano e la Chiesa Parrocchiale in Alberobello, il monumento sepolcrale per il suo maestro Palizzi a Napoli; il Piano Regolatore di Roma e il progetto per il prospetto del Teatro S. Carlo a Napoli, oltre a vari altri progetti assai arditi, che non ebbero esecuzione.
Furono assai ammirati il carro allegorico “La Sirena” per il Carnevale di Napoli, che esegui in collaborazione dl Vincenzo (iemito, il progetto per la Nuova Aula del Palazzo Montecitorio a Roma, che fu premiato al concorso del 1897, e il disegno grandiose per il monumento a Vittorio Emanuele II.
Mori nel 1916, compianto da quanti lo conobbero, che ricordavano di lui le elette virtù di meate e di cuore e la sua vita operosa, spesa nel culto dell' arte e nell‘ amore della Patria.
Bene ha fatto il suo paese a tramandarne la memoria alla posterità - auspice il Prof. Giuseppe Notarnicola, ideatore e realizzatore della nobile impresa in una bella lapide dello scultore Gaetano Stella, con epigrafe del poeta Salvatore Di Giacomo, che e stata murata sulla facciata della casa dove nacque l' insigne artista.
SAVERIO LA SORSA
" L’ lmpero" Roma

Ed è bene che la nostra regione additi ed esalti i suoi figli che in ogni campo eccellono per virtù luminose, poiché la Puglia vanta anch'essa i suoi letterati e filosofi, i patrioti del Risorgimento, gli artisti rinomati, gli eroi dell`epica guerra, i figli degnissimi, insomma, che seppero irradiare colle loro opere vivida luce di azione e di pensiero.
La linda, civile e caratteristica Alberobello si appresta ad onorare un sua grande figlio - l‘architetto Curri - che da umili origini - seppe assurgere ad altezza non comune nel campo dell’ arte. I suoi successi hane anzi un particolare ed altissimo valore: ebbero la consacrazione solo per virtù intrinseche, poiché il Curri sdegnava di far soverchio rumore attorno a se, e sopratutto di farsi largo a forza di gomiti.
Si deve solo alla sua tenacia e alla sua fede se raggiunse - in mezzo a difficoltà inaudite · le vette della rinomanza, in tempi ardui e burrascosi in cui le gravi vicende facevano dimenticare le affermazioni e i trionfi dell’arte.

L‘ ADOLESCENZA DEL CURRI
Ebbe un' adolescenza umile e travagliata il modesto garzone che il padre, capomastro, aveva. destinato ai lavori di muratura in Alberobello.
Il primo maestro di Antonio il compianto e dotto storico Mons. Domenico M rea, allora giovane ancora, uscito dalla celebre abbazia di Montecassino - aveva dichiarato ai suoi genitori Tommaso e Porzia Greco che il loro figliuolo si era mostrato privo di attitudini e di volontà a proseguire gli studi di architettura. Non vide il padre, allora, che una via sola l‘umile lavoro, che avrebbe forse fatto di Antonio un capomastro laborioso e rispettato. Ed il garzone ritornò, contristato e silenzioso, al suo destino.
Sui muri, sulle pietre dirozzate, ovunque, egli sovente si divertiva ad abbozzare disegni e figure, dando prova di una tendenza latente, ma insopprimibile, al disegno. A 12 anni intanto si ebbero i primi segni rivelatori del suo temperamento artistico. Esegui i lavori di pittura alla volta della sede della Guardia Nazionale: raccolse tale ammirazione per quel lavoro - prodigioso per un dodicenne -
che il padre, pur riluttante, lo affidò ad un maestro residente a Martina Franca onde apprendere le prime nozioni di disegno.
I contemporanei lo ricordano, a cavalcioni di un asinello, percorrere due volte la settimana la via silvestre che da Alberobello portava a Martina Franca. Il profitto fù rapido e sensibilissimo. E qualche anno dopo, ritorno all’occupazione abituale, crescendo animato di taciuta speranza e di segreta fede.
Per le regioni d' Italia correva, intanto, un fremito nuovo. Le camicie rosse, al canto degl‘inni patriottici, si raccoglievano - all‘ombra del tricolore e sotto la guida dell‘Eroe dei due mondi - e attraversavano le nostre contrade al grido
di: viva l’Italia!
Dalle scuole, dalle chiese, dalle officine, dai campi, i giovani e gli uomini maturi - vinti dalla luce e dalla fiamma della nuova idea — correvano ad aumentare le file animose dei garibaldini d’ Italia.
Antonio Curri senti anch’egli il fascino dell’epopea garibaldina. Fremente
di amor di patria e di ardore giovanile, abbandonò tutto e corse, cosi senza mezzi e senza titubanza, verso i pericoli e verso la gloria della grande causa. Raggiunse ad Altamura l‘esercito garibaldino. percorse anch’egli colline e valli, e giunse a Napoli assistendo all’esplosione di entusiasmo e di gioia delle popolazioni redente. Vide cosi, come in sogno, la città incantatrice. Forse in quei pochi giorni di residenza, si compì il miracolo nell’animo suo. Senti prepotente la suggestione della città dei sogni e delle magie. Anima d' artista, non poteva non scuotersi. Ma l' incanto fu rotto in un attimo. Costretto al ritorno, raggiunse subito il paesetto natio, fra non lievi difficoltà, accolto dai rimbrotti paterni.
Tutta la sua sterile giovinezza, tutta la sua amara rinunzia..., lo condannavano ora a dover vivere di nuovo la sua chiusa vita, senza gioie e senza emozioni.
Continuò la sua esistenza nell'ombra, ove soffrirono i cuori che amano e sognano, tacitamente.
Ma ricomparve un giorno un improvviso raggio di sole.
Tale Vincenzo Lauro di Fasano, residente a Napoli, si reco a visitare alcuni suoi parenti in Alberobello. Il Lauro ebbe cosi agio di ammirare alcuni disegni del Curri e d’indovinare le sue doti, che faranno di lui l’artista discusso, contrariato ed esaltato, ma che si farà largo nel pubblico di oggi e del domani.
Persuase il padre a farlo andare con lui a Napoli. Ottenuto il consenso, partirono, nel 1865, sulle diligenze, per strade diroccate e pericolose, impiegando circa un mese per raggiungere la città partenopea.
Vincenzo Lauro presento il Curri all’artista Giovanni Della Ragione, che impressionato favorevolmente del giovinetto, lo affidò  al suo collega Oscar Capocci di Santa Maria Capua Vetere, insegnante all‘Università ed ex garibaldino. Frequento con grande profitto e conseguendo ogni anno il I° premio, la prima e la seconda classe della Scuola di Architettura del R. Istituto Superiore di Belle Arti di Napoli.

Il suo ingegno non comune lo fece ben presto distinguere fra i compagni, e gli merito i primi premi; in breve fu cosi noto nell’ambiente partenopeo, che nel 1869, allorché il Municipio di Napoli volle offrire all' Augusto neonato il Principe di Napoli, una culla degna del futuro Re d' Italia, affido al ventunenne Curri l’incarico di idearne il disegno.
Gode l'amicizia di sommi artisti, come Enrico Alvino, Vincenzo (iemito e
Filippo Palizzi, che lo incoraggiarono allo studio, e compì numerosi lavori di , architettura, pittura e decorazione, che si ammirano in Napoli, Alberobe1lo,S.M. Capua Vetere, Sarno, ecc.

E disegnatore fantasioso ed originale, fu l' artista che fece conoscere nel mondo i pittoreschi trulli del suo paese, ed a Parigi i suoi quadri, pieni di luce e   palpitanti di vita campestre, furono assai pregiati; alcuni furono acquistati per conto dell’imperatore d' Austria, Francesco Giuseppe, ed altri da amatori francesi ed inglesi.

Frutti del suo poderoso talento furono i disegni della nuova facciata del Duomo di Napoli, quelli della Galleria Umberto I, del Caffè Gambrinus a Napoli, del Teatro Comunale di S. Maria Capua Vetere, del Palazzo Municipale di Sarno, del padiglioni per la Campania all' Esposizione di Roma del l9ll ; lodevoli pure sono i progetti di restauro dell’interno della Chiesa di S. Domenico Soriano a Napoli, vari monumenti al Camposanto Inglese, e al Cimitero di Poggioreale, la cappella di S. Michele nel monastero dei Frati Bigi, il Cimitero in stile egiziano e la Chiesa Parrocchiale in Alberobello, il monumento sepolcrale per il suo maestro Palizzi a Napoli; il Piano Regolatore di Roma e il progetto per il prospetto del Teatro S. Carlo a Napoli, oltre a vari altri progetti assai arditi, che non ebbero esecuzione.
Furono assai ammirati il carro allegorico “La Sirena” per il Carnevale di Napoli, che esegui in collaborazione dl Vincenzo (iemito, il progetto per la Nuova Aula del Palazzo Montecitorio a Roma, che fu premiato al concorso del 1897, e il disegno grandiose per il monumento a Vittorio Emanuele II.
Mori nel 1916, compianto da quanti lo conobbero, che ricordavano di lui le elette virtù di meate e di cuore e la sua vita operosa, spesa nel culto dell' arte e nell‘ amore della Patria.
Bene ha fatto il suo paese a tramandarne la memoria alla posterità - auspice il Prof. Giuseppe Notarnicola, ideatore e realizzatore della nobile impresa in una bella lapide dello scultore Gaetano Stella, con epigrafe del poeta Salvatore Di Giacomo, che e stata murata sulla facciata della casa dove nacque l' insigne artista.
SAVERIO LA SORSA
" L’ lmpero" Roma

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