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beata_vergine_madonna_della_madia-thumbTitolo: La Beata Vergine della Madia di Alberobello
Autore: Angelo Martellotta
Editore: Aga, Alberobello
Edizione: 1999
Pagine: 60


L'invito del Presidente del Lions Club di Noci dei Trulli e delle Grotte, il dottor Francesco Longo, a presentare l'opuscolo sulla chiesa e il culto della Madonna di Cesare in Alberobello, di cui il Club quest'anno sponsorizza la pubblicazione, lo accolsi con immediatezza, intuendo che mi sarebbe tornato di alto gradimento l'impegno sia per l'Autore, l'insegnante Angelo Martellotta che fu mio alunno nell'Istituto Magistrale "San Benedetto" di Conversano, e non vi è docente che non si compiaccia dei suoi discepoli culturalmente impegnati, sia per il contenuto delle pagine da presentare: la Madonna, tema a me assai caro sotto diversi aspetti: teologico, ecclesiologico, letterario e artistico.
Infatti, ho scoperto Martellotta semiologo, attento lettore dei segni.

La felice intuizione è stata confermata dalla lettura delle pagine, poche ma dense di significati, nelle quali l'Autore si rivela attento osservatore di avvenimenti di storia mariana, attraverso i quali coltiva la sua pietà per la Madre di Cristo e la propone ai lettori.
Nel raccomandarne la lettura, mi limito a sottolinearne tre analogie che il Martellotta coglie negli episodi, nei tempi e nelle circostanze riferite a proposito del culto della Madonna della Madia, trapiantato nel 1885 da Cesare Indiveri, un umile monopolitano, dalla Città di Monopoli ad Alberobello.

Come nel 1117 l'immagine della divina maternità di Maria, la Theotokos, approdando nel porto di Monopoli su un natante composto da travi in forma di madia per il completamento della costruzione del tempio, assume nel culto popolare titolo assai significativo e familiare di Madonna della Madia, così la stessa immagine sacra, giungendo in Alberobello, portata dal pio devoto monopolitano Cesare per adornare nel 1885 un incavo del suo campicello, diventa la Madonna di Cesare.

Come dall'umile tempietto del XII secolo l'edificio sacro monopolitano passò in tre tempi successivi all'attuale Basilica Concattedrale, così dall'incavo del 1885 della contrada Pentimi si passò nel 1957 alla edicola appositamente costruita dai nipoti di Cesare, e, a distanza di quaranta anni, nel 1997, si giunge all'attuale Chiesa di stile moderno, progettata dall'architetto Michele Sgobba e costruita con le offerte degli Alberobellesi.

L'analogia più toccante, che ha fatto vibrare il cuore di Martellotta, è quella che si coglie nei protagonisti della storia dei due edifici sacri dedicati alla Madonna: quello monopolitano e quello alberobellese. All'inizio di entrambi vi è l'iniziativa di due umili figli della Vergine: un monopolitano, definito dalle storie locali "uomo molto dabbene", certamente per virtù e non per censo o ceto se è rimasto anonimo, a cui la Madonna svela il segreto della zattera galleggiante con le travi da adibire alla copertura della erigenda chiesa in Monopoli; un umile venditore ambulante, il monopolitano Cesare, che porta nel cuore il sorriso della Madonna del suo paese e che, trasferitosi definitivamente in Alberobello, per grazia ricevuta di un posto stabile, vuole portare con sé l'immagine della sua Madonna, "... che sapor d'acqua natia resti/ né cuori esuli a conforto" (D'Annunzio, I Pastori, vv. 7-8).

La storia mariologica di ogni tempo registra tra le costanti mariologiche la preferenza della Vergine per gli umili, i semplici, quelli come i bambini: Lourdes, Fatima, Mont' Allegro, Caravaggio, Guadalupe.

Altro appropriato rapporto temporale è quello che l'Autore pone tra eventi religiosi e ricorrenze civili: il 31 maggio 1997 la consacrazione della Chiesa della Madonna di Cesare coincide con il primo centenario dell'incavo del muretto perimetrale che ospitò l'icona della Madia e con il secondo centenario della elevazione di Alberobello a Città Regia.

Il collegamento tra eventi religiosi e anniversari profani provoca così nell'Autore come nel lettore una particolare illuminazione del mistero del tempo, in cui vengono ricordati anche alcuni avvenimenti negativi, una sorta di filosofia della storia, non di quella che inorgoglisce la mente, pur restando nei dintorni del vero, ma di quella che riscalda il cuore, rinfranca e rende "saggia" la ragione.

E' così che i limiti dell'opuscolo di Martellotta si slargano oltre i confini del tempo e l'anima del lettore semplice e umile, pel suo tramite, si innalza verso l'infinito, attratta dalla figura sublime di Maria, "umile ed alta più che creatura termine fisso d'eterno consiglio" (Dante, Paradiso XXXIII, vv. 2-3); Regina sì dei cieli, ma anche e soprattutto Madre degli Uomini

Matteo Pugliese

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