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Angelo-Turi-thumb (1854-1945)

Dagli studi nel ginnasio-liceo di Conversano Angelo è costretto al ritiro; suo padre Giovanni, ricco agricoltore, per amministrare l'ingente patrimonio ha bisogno di lui, il più grande di sette figli. Serafina Pinto lo partorisce il 16 settembre 1854 nella immensa masseria Ciminiera.

Giovinetto si tuffa nella ruralità, conversa con tutti, soprattutto aiuta i più deboli. Nasce così la sua popolarità che si accresce quando gli interessi cadono sul raccolto, sui prezzi, sull'andamento del Comune.

In quegli anni di spensierata gioventù si accosta al grande movimento locale, il Partito Progressista, retto dal cugino Nicola Agrusti, che debella l'altro di Rodolfo Acquaviva, il Partito Conservatore.

Amato e riverito, in particolar modo dagli amici devoti e dai beneficiati, il Turi ha coraggio quando apertamente nel medesimo gruppo politico si schiera contro il leader, suo cugino Nicola.

Una lotta impari infuria in difesa del cospicuo patrimonio del sac. Francesco Gigante, prete-patrocinatore di una Scuola Agraria per giovani agricoltori chè possano spandere sul senno atrofico del contadino murgese semi moderne ed innovazioni di colture.

Il Turi sostiene, successivamente una causa contro gli eredi che reclamano infondati diritti ed una seconda contro la precedente Amministrazione.

Per merito di quelle speciali doti, egli conquista la fiducia popolare che lo porta con votazioni plebiscitarie per più di due lustri a ricoprire la carica di sindaco (13 agosto 1899 e 24 aprile 1900) e più in là quella di Consigliere Provinciale, nella cui veste tenta migliori fortune per la realizzazione di nuove arterie stradali di grande respiro, ma il successo non gli arride (un suo progetto di massima per abbreviare di 5 km. le distanze tra le città collinari e la marina di Fasano, attraverso il Canale di Pilo, sarà considerato dispendioso e, pertanto irrealizzabile).

Alla floridezza del paese egli lega i suoi atti e nell'interesse della pubblica amministrazione è foriero di grandi sogni.
Sposa, durante il suo mandato, la causa intrapresa dal sindaco Giacomo Giovè per potersi aggregare al Comune la frazione Coreggia. Infatti, il 13 gennaio 1895, finalmente, giunge il Regio Decreto. La frazione Coreggia aè distaccata dal Comune di Monopoli ed è aggregata al Comune di Alberobello, a decorrere dal 1° luglio 1895, e porterà  "in dote" ben 2331 Ha.

Sull'onda del grande successo il Cav. Turi torna alla carica per tentare di annettere la parte del territorio di Martina Franca, la sua diviene una battaglia dall'esito incerto.

Con profonda attenzione Angelo Turi segue i lavori intrapresi dall'Amministrazione retta dal cugino Agrusti ed osteggia, per sperpero di denaro pubblico, i progetti del Curri per la Chiesa Parrocchiale dei SS. Medici Cosma e Damiano, per il nuovo cimitero e la proposta per la circonvallazione.

Dell'architetto alberobellese, verso cui nutre elevati sentimenti, avvia il progetto per un glorioso monumento che evochi il centenario dell'elevazione di Alberobello ad Universitas. Sarà l'Amministrazione del Sindaco Pietro Campione ad inaugurarlo il 27 maggio 1923, ma per un altro affetto. Per quella reviviscenza sul portale del nostro Comune con parole di Gerolamo Nisio fa murare una lapide.

Gli anni in cui Angelo Turi si occupò lo portarono ad  avvicinare uomini di Governo e magistrati, quali Balenzano, Serena, Gianturco, Manfredi, Devoti e, perfino, Francesco Crispi, Presidente del Consiglio dei Ministri, che lo avrebbe voluto Sindaco di Milano per la stoffa e l'ingegno che in lui intravide. La somiglianza con l'uomo politico di Ribera gli fa meritare l'appellativo di Crispi di Alberobello.

Nella sua vita Angelo Turi ha avversari ma non nemici; infatti difende con tenacia e con ardore la cosa pubblica tanto da essere battezzato con un altro attributo l'Avvocato per la parola facile e di rigore, e nella sua lunga esistenza antepone sempre lo spirito di giustizia a quello di parte.

Diritta figura di gentiluomo, di amministratore, di patriota, lo considera Michele Viterbo; uomo incensurabile, vero galantuomo che per la sua bandiera ebbe la irremovibilità del carattere, dice il Notarnicola; l'uomo che ha vissuto con molte virtù, aggiunge Scipione La Sorte; un grande studioso, un grande lavoratore, un grande patriota, pronuncia Emilio del Po; cittadino di carattere integerrimo e di nobile cuore, galantuomo nel vero senso della parola, simbolizzò la salda tempra antica ed altamente onorò la nostra città, difese gli interessi della cosa pubblica e con savio giudizio ne tutelò il patrimonio, partecipa alla cittadinanza Donato Giangrande, Commissario Prefettizio, il giorno dopo la scomparsa, avvenuta il 14 febbraio 1945.

A questo Sindaco, su personale premura, la via principale della Coreggia dal 2 marzo 1985, porta il suo nome.

Fonte: Martellotta Angelo (1991) I Sindaci di Alberobello dall'Unità d'Italia, Ed. Artigrafiche Pugliesi, Martina Franca

Fotoriproduzione gentilmente concessa dal Fotolaboratorio dei Fratelli Annese

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