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Modesto Colucci(1815-1907)

Figlio di benestanti agricoltori, il Colucci iniziò i suoi studi ecclesiastici nel seminario di Taranto, durante l'arcivesco­vado di Mons. Giuseppe Antonio De Fulgure ; ma, nel 1831, dietro invito del suo proprio Vescovo Giovanni

De Simone, passò in quello di Conversano; ed ivi, nel 1838, fu consacrato sacerdote.

Nel 1839 fu nominato primo Rettore della Congrega dei SS. Cosmo e Damiano, in Alberobello, e, conformemente alle sue tendenze politiche, diede colorito liberale alla confraternita, in opposizione a quella del Sacramento che era reazionaria ; il che dimostra che, anche in quei tempi, la politica s'infiltrava nelle cose religiose.

- Si recò di poi a Napoli — allora capitale del Regno delle Due Sicilie — per proseguire gli studi e vi si addottorò in Utroque Jure, ossia, in Diritto Ecclesiastico. In seguito, essendo, egli d'in­gegno sveglio, nutrito di studi classici e dotato anche di vena poetica, fu richiesto da Mons. De Simone come professore di Belle Let­tere nel seminario di Conversano, carica che egli accettò ed as­solvè egregiamente per tre anni. Fu in quel torno di tempo (1850) che il Colucci, avendo preso a proteggere lo studioso giovanotto Domenico Morea, suo concittadino, si adoperò per farlo accogliere con retta ridotta nel seminario conversanese.

 

Per essere un fervido seguace del Liberalismo, la Dieta di Bari lo voleva come suo Presidente, nel 1859, ma egli ricuso l'invito. Per cagione delle sue idee politiche, soffrì il confino in Trani, nel 1864, come era stato per gli altri alberobellesi : il Sac. Antonio Agrusti {suo cugino) e l'Avv. Vito Turi, i quali professavano la medesima sua fede politica. (Un profilo di quest'ultimo fu da noi pubblicato su € II Giorno» (Napoli) del 6 e del 9 marzo 1948).

In merito alla dibattuta «Questione Temporale», egli era per il separatismo, uniformandosi al principio della « Libera Chiesa in libero Stato ». sostenuto da emeriti ecclesiastici, quali : P. Luigi Tosti, Benedettino Cassinese, il suo Vescovo Mucedola e molti altri.

Rivesti anche la carica di Consigliere Provinciale e si avvalse del suo ascendente morale sui Consiglieri per far mutare il tracciato — allora allo studio — della strada provinciale Alberobello-Putignano, deviandola da Barsento alla sua masseria Chiesa.

Colto da male nervoso con fenomeni di daltonismo mnemo­nico, gli fu ordinato da un reputato medico napoletano di vivere in campagna e di abbandonare ogni lavoro mentale, per cui rinunziò ali1 insegnamento e si stabili nella predetta masseria. Quivi, nelle tregue del male, scrisse discorsi di occasione, sacri e civili, riscuotendo ammirazione e plauso. .

Nell'ultimo periodo della sua lunga vita, essendo guarito dalla sua infermità, si dedico nei momenti di estro alla poesia, componendo canti lirici, poemetti e sonetti di classica fattura, in gran parte d'ispirazione storica locale, fra, i quali va ricordato quello notissimo dedicato a « La Quercia», I suoi versi sono l'espressione della pace, tranquillità e felicità campestri ; il riflesso di un tempo primitivo, patriarcale ed egli, infatti, sia per questa ragione, che per la sua veneranda età, si ebbe il titolo di «patriarca intellettuale di Alberobello ».

Fu uomo di alta dottrina, di autorità e di nobile cuore, per cui ai meritò la stima, e l'affetto e la venerazione dei suoi concittadini.

Bibliografia

Modesto Colucci (2008) - Liriche all'ombra di un Paesello a trulli e dell'Italia già fatta, a cura di Angelo Martellotta, Edizioni Suma, Sammichele di Bari, Italia.

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