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coreggiaA brevissima distanza dalla incantevole Città dei trulli sorge a 400 metri sul livello del mare la sua frazione: Coreggia 1000 abitanti circa su una estensione territoriale di circa 2231 ettari, ricca di trulli e masserie, vanto di questa terra affidata alla laboriosità contadina.

L'antico nome "Coreggia" sta a ricordare il glorioso dominio dei Veneziani, quando dalla vicina "Cavallerizza" nel periodo 1495 - 1535, essi portavano qui i cavalli di razza, addestrati nella altrettantovicina "Impalata" per ricevere le "corregge" ed essere pronti ad essere impiegati nelle guerre, nei tornei, nelle parate.

Ma la storia di questo territorio è ancora più antica: esso appartenne all'immenso agro della vetusta "Gnathia" centro marittimo e stradale noto sin dai tempi più remoti della preistoria, che raggiunse il suo massimo splendore tra il IV e il III secolo A.C..

L'antica città romana non venne distrutta nel 545 D.C. ad opera dei Goti, come comunemente si crede, ma tra il secolo IX e il X, secondo quanto sostennero con serrata e irreprensibile argomentazione gli storici Sampietro e Custodero.

I profughi trovarono scampo nel luogo ove oggi è Monopoli ed estesero la signoria verso il territorio dove ora sorge la nostra città. Divenuto territorio di Monopoli, tale rimase anche dopo il Decreto del 15 aprile 1350, quando alla città nuova, Martina Franca, fondata da Filippo d'angiò, fu assegnata una vasta distesa di terre che ancora oggi voluttà si incunea fino alle porte di Alberobello; parallelamente alcuni di quei profughi egnatini poco prima avevano dato vita ad una borgata di dimensioni ridotte.

madonna rosario4La storia dice che la dipendenza da Monopoli si rinsaldò quando agli interessi di natura civile e amministrativa si aggiunsero quelli religiosi, dopo la costruzione di una chiesetta nel 1748 a spese di Leonardo antonio Matarrese.

La chiesetta, dapprima semipubblica, venne aperta al culto nel 1805 per donazione dell'allora proprietario Giorgio Felice Cito, medico, alla Parrocchia di Alberobello. Nella seconda metà di quel secolo fu ampliata col contributo di tutti e intitolata alla Madonna del Rosario.

L'anno precedente, invece, la sparuta borgata aveva gia due scuole rurali, una maschile e una femmnile, uno Stato Civile, una rivendita di privativa, un medico condotto nella giornata del sabato.

Alberobello, distante 3 chilometri, contro i 22 di Monopoli, divenne la madre patria sia per la vicinanza, sia per gli affetti di tante parentele e per l'immediatezza di un centro più grosso per la commercialità e tente altre ragioni. Nei lontani anni del 1879 e 1892 alcuni autorevoli elettori presentarono al nostro Comune una richiesta di aggregazione. provvidenziali furono le premure del nostro sindaco Giacomo Giovè, il quale, benchè monopolitano, iniziò le pratiche fin dal 1863 emulato in appresso dai degni successori Ernesto e Rodolfo Acquaviva e dal Cav. Nicola Agrusti.

La contesa fra ic omuni di Alberobello e Monopoli fu lunga e aspra e finì col trionfo del sindaco Angelo Turi che il 13 gennaio 1895 ottenne l'annessione con Regio Decreto, una lapide posta all'ingresso di Coreggia, sul muro della chiesetta, cosi ricorda lo storico avvenimento:

"Questa zona che ammiri, adorna di viti, di ulivi e di casette, già coltivata dai vecchi
coloni alberobellesi, molto premurandosi il Sindaco Cav. Angelo Turi, per compirsi i voti
dei cittadini e i tentativi dei loro Capi, il Re Umberto I, sottrattala alla giurisdizione di
Monopoli, l'aggregò al Comune di alberobello l'anno del Signore 1895".

san_vito_coreggiaCoreggia oggi è abitata da gente laboriosa, attiva e premurosa che alla propria terra ha dato un volto nuovo, con un suo ruolo economico e sociale; ha due chiese, di cui una sede della parrocchia di San Vito, un edificio scolastico, una scuola materna, una villetta, un campo da tennis, uno di pallacanestro, ristoranti, bar, alberghi, edicola e tabacchi, ufficio postale, sportello della BCC di Alberobello, strade larghe ad alberate, e tanta cordialità con cui accoglie il turista, soprattutto nei mesi estivi.

Articolo a cura di Angelo Martellotta tratto da "Alberobello - Guida dei Trulli"

 

 

 

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