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barsentoCi sono luoghi che sembrano intrisi  da sempre di mistero e che, immersi nel loro carattere ameno, non si lasciano scoprire. E Barsento e uno di questi.
Ripenso alla mia infanzia e ricordo, con un certo timore, la leggenda popolare del serpente che custodiva un pregiato tesoro nascosto in una introvabile grotta nei pressi di Barsento. Mistero mai risolto quello del serpente, cosi come irrisolta rimane la questione di cosa sia `u' fatt’ d’ Var’siend’, cosa indichi quella espressione che ha colorato, almena per una volta nella vita di ogni alberobellese, discorsi maliziosi e ironici.


Ma il mistero di Barsento ha una profondita che va ben oltre i ricordi di un bambino e i detti alberobellesi che, pur essendo specchio della cultura di un popolo, rimangono ad ogni modo popolari e folklcoristici. L’enigma di questo posto si nutre del tempo trascorso dalla edificazione del luogo ad oggi, delle differenti interpretazioni storiche, dell’incapacita di reagire al fascino intrigante dello sconosciuto. E tale mistero fa emergere domande ancora sospese, la curiosita disapere come nacque Barsento, chi fondò la comunita barsentana e chi vi viveva, quale epilogo ha subito e, soprattutto, quale futuro attendono i luoghi di quella collina misteriosa.

Qualche risposta relativa al passato giunge dalla accurata storia pubblicata da G. Notarnicola. Secondo gli studi condotti dal nostro concittadino, la Badia di Barsenta venne eretta nel 591 "[...] in aspra selvosa contrada, sul rupestre monte, in vista della immensa meravigliosa valle del Canale di Pilo".

La commissione?
Giunta direttamente da Papa Gregorio Magno che, incaricando il generale romano Tulliano di occuparsi dei lavori, ordino la costruzione dell’abbazia per continuare il suo programma di cristianizzazione del Sud e di conversicne dei Longobardi appena giunti in Puglia. Ma quel luogo di spiritualita, che il Pontefice aveva tanto desiderato e che aveva affidato ai monaci di Sant’Equizio, venne distrutto nel 1040 dai Mottolesi.

La comunita, salda e ben organizzata, che si era formata intorno al casale di Barsentum, si oppose ad una questione politico-religiosa che le costò il proprio nucleo di  fedeli). Il duce della città, Rainiero De Fumis, pretendeva che suo fratello Liberto, arcidiacono, occupasse il posto vacante, ma gli abitanti di Barsento, di nascosto, si recarono dal Papa, che accolse la loro richiesta di passare dalla Diocesi di Mottola a quella di Conversano. L’attenzione del Santo Padre scatenò le ire del De Fumis, che fece attaccare e distruggere di notte il borgo barsentino, risparmiando soltanto la chiesetta.
La teoria di Notarnicola è contestata da altri storici autorevoli e da documenti che modificherebbero la sua versione. E D’Andria, docente di Archeologia nell’Ateneo salentino, afferma, infatti, che la badia fu costruita nella seconda metà del VIII sec. o nella prima metà del IX (comun-que non oltre l’840) e la considera un monumento di derivazione longobarda, data l’architettura a trulli, elemento autoctono pre-romanico. Tesi, questa, a sua volta confutata da G. Bertelli, docente di Archeologia e Storia dell’arte paleocristiana e altomedievale all’Università di Bari, la quale ritiene che la zona absidale con tre absidi, di cui la centrale presenta una finestrella quadrata, rimanda allo stile di costruzioni romaniche di tipo rurale, piuttosto che a costruzioni di tipo longobardo. E ancora, lo studioso P. Tateo afferma che, se Barsento fosse esistita nel VI sec., sarebbe stata costruita secondo i canoni dell’arte bizantina e i monaci di Sant’Equizio non sarebbero giunti in Puglia in quell’epoca, perché erano presenti soprattutto in Abruzzo e la loro attività ebbe diffusione locale. Inoltre, confermando la tesi di D’Andria, ritiene di notevole importanza la presenza di un dipinto
di San Michele, santo in grande considerazione presso i Longobardi.

L’intrigo è poi complicato da un ennesimo documento che relaziona Barsento ad un’altra comunità, per di piu della Basilicata. Risale al Luglio dell’anno 1110 un Diploma con cui Ubaldo, signor di Tricarico, dono alla Badia di Banzi il proprio casale, detto dell’Andriace. Tale Abbazia e sita in Lucania e rappresenta il piu antico monastero della Basilicata, oltre ad avere una struttura pluriforme che la vedeva gestire diversi territori in Calabria e in Puglia.
E proprio in questo documehto, nell’enumerare i possedimenti di Banzi, si cita il Casale di Barsento, ai tempi appartenehte al territorio di Monopoli.

L’8 Maggio e l’8 Settembre rappresentano, due date importahti, dal punto di vista spirituale, per gli abitanti dei paesi che circondano Barsento.

Altra certezza ormai consolidata é l’esperienza della Marcia Giovani Passi, che vede camminare verso Barsento centinaia di giovani in riflessione su temi di interesse sociale. E questo a dimostrare che, fra tutti, il piu grande mistero rimane quello di una donna Vergine, di una fanciulla Madre dell’umanita.

Tratto da un'articolo di Feldia Loperfido pubblicato sulla "Strenna di Santa Lucia" - Edizione 2007

Strenna_santa_lucia_2007_barsento

Località Barsento

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