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Festa dei Santi Cosma e Damiano: Programma Religioso e Civile - Foto e video della Festa - Pubblicazioni
Altri avvenimenti organizzati dalla Parrocchia

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santi mediciLa Basilica dei SS. Medici di Alberobello è da sempre meta di migliaia di devoti che, specialmente nei giorni tra il 25 e il 28 settembre, si recano ad Alberobello per implorare grazia ai Santi patroni della città dei trulli, i SS. Medici Cosma e Damiano.

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ALBEROBELLO - Domenica 16 marzo la parrocchia dei santi medici Cosma e Damiano di Alberobello compie 200 anni. La sua nascita è fissata nel giorno della nomina a 1° arciprete di don Vito Onofrio Lippolis (1814-1841).

Da allora altri nove arcipreti si sono susseguiti: don Vito Antonio Colucci, mons. Domenico Morea, don Giuseppe Caramia, don Francesco Paolo Rotolo, don Nicola Di Vittorio, don Giovanni Battista Mastrangelo, mons. Giuseppe Contento, mons. Giovanni Battista Martellotta e don Leonardo Sgobba.

La storia della parrocchia. A questo punto lo storico Angelo Martellotta fornisce alcune interessanti note storiche, dovute vista l’occorrenza. La chiesa originaria, molto piccola, risale secondo alcune fonti all’incirca al 1600. Divenne, per volere del vescovo mons. Giuseppe Palermo (1612-1673), parrocchia per un lustro (c. 1665- c. 1670) e fu dotata di un parroco e di due chierici. Pare che il Pastore ebbe a dire: “Soffro per tali mie iniziative molte tribolazioni da parte del Conte di Conversano, signore del luogo”.    

Respinta la funzione di parrocchia da parte della Famiglia Acquaviva, la chiesetta la ritroviamo nel 1797 alle dipendenze di Noci, allorché Ferdinando IV volle che tornasse ad autogestirsi, ma nonostante tutto dovettero passare altri 17 anni prima che potesse di nuovo avere un parroco.

Don Vito Onofrio Lippolis fu sottoposto a esame dalla Commissione di Esaminatori Sinodali. Egli era, per quei tempi, il sacerdote piú colto, benché non fosse laureato in teologia. Gli altri 18 sacerdoti erano vecchi, parte inabili per età o per conoscenze, parte divenuta ignorante per l’ozio, mentre nessuno conduceva vita di ecclesiastico, né pensava alla propria istruzione. Non avendo alcuna rendita dalla chiesa, ognuno si occupava degli “affari domestici e rurali”.

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