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monumento_caduti

La scelta di tale progettista non meraviglio sicuramente nessuno. A prescindere dalla popolarita locale di cui godeva ormai da qualche tempo, la sua opera aveva ormai una risonanza nazionale. A testimonianza del ruolo e della notorieta raggiunta da tale personaggio tra i suoi contemporanei, basti dire che il poeta Gabriele D’Annunzio scrisse di lui:

"un architetto che piu volte ha dimostrato il suo fine senso di arte, la purita dell’antica bellezza" (in "Pagine disperse" raccolte da Alighiero Castelli)

Tutto, nella progettazione di un monumento dalla forte simbologia e dall’indubbio impatto visivo, avrebbe dovuto avere un suo perché. Il progettista aveva scelto due diversi materiali per l’esecuzione del manufatto: il marmo di Carrara e la pietra locale. Il primo per realizzare l’intero blocco del dado, le cornici presenti su quest’ultimo e sullo zoccolo, nonché il plinto e la base attica. Tale materiale era stato prescelto per la compattezza e l’uniformita della grana, caratteristiche ottime sia per la lavorazione sia per la resistenza agli agenti atmosferici. Per l’obelisco vero e proprio e per lo zoccolo inferiore Curri aveva pensato di utilizzare la pietra concia locale, materiale da lui gia ampiamente adoperato e particolarmente amato. Egli riteneva che sia la forma sia i materiali indicati apparissero idonei a ricordare ai posteri la solidarieta degli uomini "che decisero ed ottennero la liberazione del
popolo". Nelle sue intenzioni, infatti, le otto palme unite tra loro da un nastro, scolpite alla base dell’obelisco, avrebbero rappresentato "l’omaggio che il popolo offre ai liberatori".
A quanto pare, pero, i tempi non sono tanto cambiati. Infatti, a causa di difficolta finanziare e per nuove disposizioni legislative in materia di bilanci comunali, si stabili di rimandare ad altra epoca l’erezione. Il disegno, quindi, resto chiuso negli archivi e fu ripreso in esame solo nel 1915, quando si diede il via ad una sottoscrizione per innalzare l’opera commemorativa. Il Comune contribui con l’incasso della vendita annonaria e giunsero offerte anche dagli emigrati in America, fino a che, nel 1920, s’istitui un comitato locale, capeggiato da Pietro Campione. L’appalto del lavoro fu dato alla ditta Nitti e Centrone di Castellana e l’esecuzione affidata allo scultore barese Giovanni Laricchia.
Innalzato in piazza del Popolo, gia piazza della Vittoria, ed eretto come monumento ai caduti della prima guerra mondiale, l’opera fu solennemente inaugurata il 27 maggio del 1923. Per capacitarsi dell’eco che tale evento suscito, basti osservare le immagini fotografiche relative all’inaugurazione. La piazza si gremi di gente.
Tutta l’area fu abbellita da festoni e la presenza di personaggi in uniforme rese l’evento ancora più altisonante. A sottolineare ulteriormente l’entita dell’avvenimento, L’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Alberobello - 27 maggio 1923 divenne oggetto di un estratto del n. 5 del Corriere dell’Adriatico del 24 giugno 1923.
Le consuete polemiche seguirono l’evento. Il progetto originario, a detta dell’ingegnere Sylos di Bari, era stato "indegnamente travisato" e si era fatto "scempio di una vera opera d’arte, arbitrario e ingiustificato". Non solo l’altezza complessiva risultava inferiore rispetto a quella prevista, ma il materiale prescelto, la pietra di
Trani, i particolari scultorei realizzati in bronzo, e quelli decorativi non rispettavano la progettazione originaria. Anche su questa, pero vi sono perplessita. Infatti, Il disegno del Progetto del monumento che ricorda ai posteri la li berazione del popolo alberobellese dalla schiavitlù dei conti, oggi conservato presso l’Archivio G. F. Cito, firmato e datato, non corrisponde a quello riportato, come originale, nella pubblicazione di L. Sylos, Collaudazione finale del Monumento in onore ai Cittadini caduti in guerra, del 1926.
Ma alla gente molto probabilmente tali diatribe non interessarono. La popolazione si limito ad ammirare un’altra opera che abbelliva ulteriormente un centro dalle umili origini e che aveva in sé un’estrema voglia di riscatto.
Nel corso degli anni i prospetti dei palazzi che si affacciano sulla piazza sono cambiati, i trulli sono stati demoliti, ma nonostante ciò ancora oggi l’obelisco svettante domina l’intera area.
La gente lo guarda distrattamente, dandolo per scontato e senza attribuirgli alcun valore artistico. Solo i  turisti si soffermano sulle tre lapidi di marmo su cui sono elencati i nomi dei caduti, e sulla quarta sulla quale sono incise le parole del sindaco Campione. Ma anche questo fa parte della nostra storia. Del resto, ci sono voluti i forestieri per farci capire, dopo anni, il valore del nostro centro storico. O no?
Tommaso Galiani
AI
PRODI SUOI FIGLI
MORTI PER LA PATRIA ITALIANA
E PER LA LIBERTA' DELLE GENTI
IL POPOLO DI ALBEROBELLO
VOLLE CONSACRATO QUESTO RICORDO
DI GRATITUDINE E DI GLORIA

Tratto da un'articolo di Tommaso Galiani pubblicato sulla "Strenna di Santa Lucia" - Edizione 2003

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