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cimiteroNato nel 1848, Antonio Curri, dopo aver frequentato la scuola partenopea di pittura, era ritornato per un breve periodo ad Alberobello, ma in seguito si era trasferito nuovamente e in modo definitivo a Napoli. Nonostante ciò, egli mantenne sempre vivi i rapporti con il paese natio e, in particolare, con i notabili locali, tanto che fu interpellato per alcuni lavori da Nicola Agrusti, sindaco dal 1879 al 1889.

Quest’ultimo, estimatore e amico dell’architetto, avendo a disposizione una discreta somma proveniente dall’abbattimento degli alberi di quercia di proprietà comunale, commissionò a Curri ben tre opere pubbliche di grande rilievo: la facciata e l’ampliamento della chiesa dei Ss. Medici, la progettazione di un Piano Regolatore e un nuovo cimitero monumentale, la cui prima pietra fu posta il 2 febbraio 1887.
Si trattava del terzo cimitero, in ordine di tempo, del paese. I documenti ci informano, infatti, che già nel 1725, vicino alla piccola cappella cittadina, consacrata sin dal 1694 al culto dei SS. Medici, c’era un primo sepolcreto.

A seguito del decreto di Ferdinando II, che vietava la sepoltura dei defunti nelle chiese o nelle adiacenze, era stato benedetto il 25 settembre 1840 un nuovo camposanto, il primo realizzato nell’intera provincia di Bari, costruito fuori del perimetro urbano, nei cui pressi era stato creato, solo nel 1884, il Calvario.
Curri, quindi, spinto dall’incarico di Nicola Agrusti, intervenne non tanto per esigenze strutturali, quanto per un “bisogno sociale”.
Sostenuto da Crispi, apprezzato da Gabriele D’Annunzio, architetto di fiducia di Scarpetta, pittore, scultore e decoratore, uomo simbolo dell’avvenuto passaggio di potere dalla vecchia aristocrazia alla nuova borghesia, Antonio Curri operava in un periodo in cui, così come attesta lo storico Giuseppe Notarnicola, si stava affermando
sempre più quella classe di “snobs alberobellesi” che ha creato i presupposti per l’edificazione ottocentesca del centro urbano.

A questa nuova classe sociale serviva un ideatore di rilievo e un progetto altisonante, spropositato rispetto alle reali esigenze, qualcosa di così imponente da far dimenticare le umili origini della città. Antonio Curri non deluse le aspettative.
Mettendo insieme la tradizione clasica con un esotismo tipico della cultura eclettica, nell’ideare tale complesso, egli non si risparmiò, proponendo un’idea a dir poco faraonica e dai costi proibitivi. Insieme alla Basilica dei Santi Medici, mai completata, il progetto del cimitero, scenografico e monumentale, con il suo doppio ordine di colonne, una cappella centrale, fiancheggiata da una piramide e da un obelisco, se completamente realizzato, avrebbe di sicuro esaltato la nuova classe emergente, dominando, inoltre, il profilo cittadino.

Quello che oggi ammiriamo è, infatti, soltanto una piccolissima parte dell’idea originaria. Il pronao, d’ispirazione egiziana, con dodici colonne, affiancato da due torri a piramide tronca, introduce in una corte provvista d’ampie scalinate che consentono di raggiungere il primo spiazzo. Questo, centralmente, è occupato dalla cappella a croce greca, priva della prevista cupola. Questa struttura avrebbe dovuto essere un po’ il fulcro della progettazione. Sarebbe stata, infatti, la croce in una pianta progettuale a forma di sarcofago.

Dopo aver benedetto, il 23 ottobre 1904, questa parte del cimitero, il vecchio camposanto fu totalmente demolito e raso al suolo. Su quell’area, il 27 maggio 1924, fu inaugurato il piccolo Parco delle Rimembranze, con alberi piantati in ricordo dei caduti alberobellesi della prima guerra mondiale.

Tratto da un'articolo di Tommaso Galiani pubblicato sulla "Strenna di Santa Lucia" - Edizione 2004

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