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frontale_completoNell'ambito della conoscenza delle testimonianze del passato, da non molti anni, si dedica attenzione a quell'architettura minore identificata in masserie, chiese rurali,   casali,   pagliai,   giacché rappresentano un patrimonio edilizio di notevole rilevanza per una più completa lettura della civiltà e della storia meridionale.

Pertanto, lo studio delle masserie in Puglia non può prescindere da fatti e fenomeni del mondo fisico e dell'attività umana: infatti, solo la caparbia e la laboriosità dei Pugliesi hanno permesso l'agricoltura e l'allevamento, pur con un supporto orografico non favorevole. Nella zona delle Murge il fenomeno masseria si sviluppò con il consolidamento della conquista longobarda, che grazie alla certezza dei propri istituti giuridici, favorì il concentramento in nuclei di pastori, fino ad allora transumanti. La masseria probabilmente nasce dall'evoluzione dell'ampliamento del modesto rifugio edificato nella personale proprietà dell'agricoltore per riparare il bestiame, se stesso e la sua famiglia. Di conseguenza essa costituì un primo importante punto di aggregazione sociale per moltissime persone, considerando che nel corso dei secoli, gli agrari andarono affiancando all'attività pastorizia, anche le pratiche religiose erigendo luoghi di culto privati.

Nascono dunque le cosiddette chiese rurali, separate o accostate ai complessi masserizi.celebrazione_don_giacomo

Ma quali sono le motivazioni che sottendono all'erezione di una chiesa rurale, e qual' è il ruolo che assume nel contesto aziendale?

Innanzi tutto esse sono determinate dal sentire religioso dei committenti, al fine di celebrare la messa per loro conto e dei convicini, in seguito alle difficoltà riscontrabili per il raggiungimento del paese, considerata la distanza e l'inefficienza dei mezzi di trasporto. Inoltre, esse rappresentano un luogo in cui si coglie, per mezzo di testimonianze artistiche e architettoniche, il mutare quale voleva costruire una piccola chiesetta per i massari della contrada.

E così fu!

Nello stesso anno, Stefano Bernardi, che era proprietario di un terreno qui vicino, vendette un pezzo di questo terreno per comprare una campana e donarla alla chiesa. Ed è proprio quella che vedi là sopra, nel campanile. Non tutto il terreno vendette, un pezzetto. Perché prima si faceva così: quando non c'erano i soldi, le persone per comprare qualcosa dovevano vendere ciò che già avevano...!"

san_giuseppeLa chiesa è stata costruita dunque nel 1930 (a ridosso di un angusto locale preesistente - il primitivo luogo di culto -che oggi funge da sagrestia), come si deduce dalla lapide affissa sulla facciata, su cui è inciso: "Devozione I Stefano I Bernardi I Devoti 1930".

La facciata, a timpano classico, è sormontata da un campanile quadrangolare, a timpano incrociato con decorazioni ioniche, che accoglie la piccola campana. Al di sopra del portale in ferro, si apre una finestrella ovale, in pietra. Questa facciata appare ammorsata su un più vecchio edificio con copertura a botte, che costituisce l'aula della chiesa.

L'aula ha volta a quattro vele incrociate, sostenute da quattro pilastri, che, hanno la funzione di rafforzare la copertura a botte del vecchio edificio in cui è allogato. Internamente imbiancata, è pavimentata con mattonelle di cemento e ha un sobrio altare lapideo a mensa, al di sopra del quale è collocato un dipinto a olio su rame, raffigurante la Sacra Famiglia, del primo Novecento.

All'angusto vano che funge da sagrestia, si accede da un'apertura praticata sulla parete di fondo a sinistra dell'altare. In questo locale, voltato a botte con pavimento di basole calcaree e internamente calcinato, non si rinvengono tracce di dipinti.

Tuttavia, su di una basola centrale compare una piccola croce in bassorilievo (probabile testimonianza della prima chiesetta).

Una piccola acquasantiera è incassata sulla parete, alla destra dell'ingresso.

All'interno inoltre, alla destra dell'altare, su di un piedistallo, si erge la statua di San Giuseppe, a cui la chiesa è appunto dedicata. Tale statua, secondo la testimonianza del Signor Vito, fu realizzata su commissione di un certo Antonio detto u muse', il quale, per via della sua forte devozione al Santo, la donò poi alla chiesa.

Nel corso degli anni, essendo di cartapesta dipinta, la statua si rovinò e fu accantonata nella sagrestia.campanile

Ritrovata casualmente da Napoleone Bimbo, sindaco di Alberobello dal 1972 al 1977, fu restaurata a sue spese nel 1995 in una bottega salentina; non a caso ai piedi della statua compare la scritta "A. MALECORE, LECCE 1995".

Dopo il restauro, la statua rimase in possesso del Signor Bimbo, fino a quando gli abitanti della contrada, con l'aiuto dei Padri Guanelliani, decisero di riaverla versando in cambio la somma di denaro necessitata al restauro.

Dal 2000, la statua di San Giuseppe regna nuovamente nella sua Chiesa.

Una chiesetta di piccolissime dimensioni, dunque, ma nella quale è ancora vivo quel fervore religioso che anima l'intero vicinato.

"Si celebra più volte all'anno -riprende il Signor Vito - la messa di San Giuseppe, la vigilia delle Palme, il primo Maggio, a Ferragosto e il secondo sabato di Novembre..."

Tratto da un articolo della Strenna di Santa Lucia 2006
Autore: TONIA PIZZARELLI

NOTA

Ho riportato le considerazioni e la descrizione tecnica effettuate da Domenico Blasi e Giovanni Liuzzi in OPERATRICI CRSECTA/51, "Chiese delle Masserìe di Martino Franca" (prefazione di DOMENICO BLASI), Martina Franca, 2004, pp. 5-17; 47-48.

Foto 1.- Prospetto principale della chiesa.
Foto 4.   Don Giacomo, affezionato alla Cappella.
Foto 5.- Statua di San Giuseppe in cartapesta, restaurata (a destra dell'altare).
Foto 9.- Campanile e particolare del timpano
con lapide devozionale.

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