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chiesa-carmine-2Il culto dei Santi Medici in Puglia è ampiamente giustificato dai rapporti che da sempre la regione ha stretto e mantenuto con l'Oriente. Ad Alberobello in particolare la loro devozione è forse collegata alla pestilenza del 1657 e si ritiene sia stato introdotto dal conte di Conversano Giangirolamo Acquaviva d'Aragona.

Questi fece erigere nel 1635, accanto alla sua casina nella Silva Arborebelli, una piccola chiesetta. Sappiamo con certezza che, mentre la pieve rurale della selva era dedicata alla Madonna delle Grazie, questa cappella privata era intitolata ai due Santi e ospitava al suo interno una grande tela che, il 27 settembre, veniva portata in processione per le vie del paese. L'usanza si protrasse fino al 1781 dopo di che, a causa di un episodio di brigantaggio, l'opera fu sostituita dalle due statue (1782;1784), ancora oggi conservate nel cappellone di sinistra del santuario. Il paese ricevette nel 1803 anche le reliquie dei due Santi e a partire dal 1820 le giornate festive dedicate ai martiri aumentarono, istituendo il 25 e 26 settembre una grande festa con relativo mercato. Il culto ebbe un'ulteriore manifestazione di tangibilità nel 1839, anno in cui fu fondata la confraternita dei SS. Medici, riconosciuta con reale assenso di Ferdinando II il 25 agosto 1841. La prima riunione per l'elezione degli ufficiali ebbe luogo nella chiesa parrocchiale il 6 marzo 1842. Lo statuto, non dissimile da quello dell'altra confraternita alberobellese, ribadisce la necessità da parte dei confratelli di distinguersi dalla moltitudine e d'essere esempio e modello di ottimi costumi.

Da questo momento la vita della confraternita procedette senza difficoltà come ben documentato dai registri, tanto che a tredici anni dalla sua fondazione era economicamente solida.

Durante una riunione del 4 giugno 1854, forse anche in virtù dell'acqui­sito ruolo, la confraternita decise che era giunto il momento di erigere una propria cappella. La richiesta della con­fraternita fu inviata al Vescovo di Conversano che il 1855 die­de il beneplacito a patto che il tem­pio fosse dedicato alla Madonna del Carmine per non ledere le rendite parrocchiali. Il 26 luglio dello stesso anno giunse il reale assenso e la noti­zia fu data pochi giorni dopo durante la riunione che si svolse nella pubbli­ca cappella Acquaviva, luogo ordina­rio delle adunanze.

La zona prescelta per l'erigenda cappella fu l'attuale Via Garibaldi. La spesa ammontante a circa mille ducati, come previsto, fu sostenuta grazie alle offerte volontarie dei confratelli. Grazie a queste e alle puntature, una sorta di multe inflitte ai confratelli per lievi mancanze, si provvide all'arredo che sarebbe servito per la successiva gestione del culto.

Il tempio, innalzato sufficiente­mente lontano dalla chiesa parroc­chiale, presenta una facciata neoclassica piuttosto semplice, ripartita da quattro lesene sostenute da uno zoccolo e conclu­se da volute ioniche e chiusa da un timpano classicheg­giante. Il portale centrale, sormontato da una cornice, ha in alto una lunetta oggi chiusa da vetratecolorate dispo­ste a raggiera.

Sul lato destro l'edificio, oltre alla piccola porta secondaria che dà accesso alla sagrestia, è stretto dall'imponente prospetto del Palazzo Turi-Bernardi, annesso nel 1885. Sulla sinistra, invece, fu aperto l'attuale ingresso secondario, anch'esso sormontato da una lunetta simile a quella presente sul prospetto principale. Questo lato è ancora oggi chiuso, in fondo, da un semplice e incompleto campanile quadrangolare.

L'interno si presenta a navata unica e terminante con un'abside, che attualmente ospita l'altare principale, una volta addossato alla parete. L'aula è coperta da una cupola appena accennata, non visibile esternamente dal prospetto, il cui tiburio, così come l'abside prima descritta, è decorato con rosette e losanghe a stucco con parti dorate. Nei quattro pennacchi d'imposta della volta sono rappresentati i quattro evangelisti, opera probabilmente attribuibile al pittore locale Sgobba o al Serini.

Con decreto reale del 1934 l'associazione religiosa passò alle dipendenze dell'autorità ecclesiastica a seguito del concordato del 1929. Dopo la seconda guerra mondia­le, la compagnia religiosa declinò pro­gressivamente tanto che in un primo tempo si legò con quella del SS. Sacramento fondendo nello stendardo comune i due simbo­li, l'ostensorio e i due Santi. Proble­mi ulteriori portarono al suo comple­to scioglimento nel 1974.

BIBLIOGRAFIA
Il palazzo dei conti Acquaviva ad Alberobello di Tommaso Adriano Galiani, in “Fogli di Periferia"
Periodico di identità territoriale”, Edizioni Vito Radio, Putignano (Bari), anno IX - 1997 - n. 2

 

Piazza Roma angolo Via Garbaldi - Chiesa del Carmine

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