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La nascita del culto i protagonisti

1Lungo i secoli, all’incirca quattro della loro storia, gli abitanti di Alberobello hanno conservato l'innamoramento per Cosma e per Damiano.

Da alcuni anni, nel paese, si registrano con regolarità tante altre attenzioni devozionali, sempre in crescendo, con novene, con processioni, con festeggiamenti che, oltre l'aspetto prettamente di fede, danno vita a manifestazioni collaterali: santa Lucia, il 26 maggio; sant'Antonio da Padova, il 13 giugno; il Corpus Domini; la Beata Vergine del Carmelo, il 16 luglio; la Madonna della Madia, detta Madonna di Cesare, il 15 agosto; Cosma e Damiano il 26, 27 e 28 settembre; l'Immacolata Concezione, l'8 dicembre. Nella frazione Coreggia l'ultima domenica di agosto si festeggiano insieme la Madonna del Rosario e san Vita Martire.

E nata tra i santi anàrgiri e gli abitanti una simbiosi ogni anno il successo arride alla baisilica-santuario, guidata da don Leonardo Sgobba, e al Comitato Feste Patronali, diretto da Lorenzo Pugliese. I calendari (quest'anno è in stampa la 61a edizione per il 2017), la rivista a colori La festa dei Santi Cosma e Damiano (è in pubblicazione l'annuale 18° numero), le brochures e i manifesti, sin dal mese di agosto, divulgano i programmi religioso e civile per i giorni di festa dal 25 al 28 settembre.

2La leggenda vuole che il culto per Cosma e per Damiano sia stato introdotto in Alberobello da Giangirolamo II degli Acquaviva d'Aragona (1600 - 1665) e da sua moglie Isabella Filomarino (+ 1679), la cui famiglia, proveniente da Atri, si stabilì in Conversano sin dal XV secolo, a seguito del matrimonio di Antonio con Caterina del Balzo, la quale ebbe in dote da suo padre, Principe di Taranto, la contea e di conseguenza il dominio sulle terre di Alberobello, l'antica Silva arborelli, Arburbella o Taberna, come inizialmente venne indicata.

L'amore verso i santi ebbe luogo a seguito dell'interessamento del conte Adrìano, padre di Giangirolamo, dello stato fatiscente della minuscola chiesa in Conversano, dedicata ai Nostri. Fu su un'altra chiesa che si stabilizzò il patronato comitale e con Giangirolamo II il culto riprese floridezza. Cosa abbia spinto lo stesso feudatario a dare al primogenito il nome di Cosimo non è dato appurarlo; a noi basta accogliere il suggerimento fornito da Domenico Morea, il quale parla di un miracolo particolare ricevuto dalla famiglia o, come si disse, fu la preghiera di donna Isabella ad invocarli per fa sua prima gestazione.

Grazie alla chiesa di Conversano, splendido gioiello architettonico, con cui nel XVII secolo gli Acquaviva celebrarono la loro potenza e accrebbero il loro prestigio nel regno, i generosi esponenti, Giangirolamo, Isabella e il figlio Cosimo vollero coinvolgere nel loro vincolo di gratitudine la comunità conversanese e non persero tempo a far compartecipare i primi villici della Selva di Alberobello. Per gli Alberobellesi fu un sereno vantaggio.

3L'innamoramento fu totale e ogni 27 settembre tutti prendevano parte nelle ore crepuscolari. La scia umana con torce dava luogo al corteo che man mano sarebbe cresciuto nei tre secoli, come fino ad oggi, quando, ai portatori delle statue, circa settecento cavalieri (così detti dal 1993), si accomunano tantissimi fedeli che provengono dai luoghi vicini e che illuminano i percorsi con la luce delle candele.

In quei tempi, prima delle statue, nel contado venne portato in processione un quadro della Famiglia Acquaviva di modeste dimensioni con l'effigie della Madonna di Loreto e dei Santi anàrgiri. Inviato a Napoli per essere restaurato, il quadro non fece più ritomo. Si pensa che fino al maggio 1665, data della morte del Conte a Barcellona, fu la sua Famiglia a gestire il culto. I primi villici compresero che Dio invece aveva demandato a loro l'attenzione verso Cosma e Damiano e fu cosi che nella loro piccola chiesetta rurale essi avevano già provveduto ad effigiarli, come risultò a don Nicola De Tintis, parroco di Noci, inviato dal Vescovo per la Santa Visita il 5 marzo 1663.

Il presule, mons. Giuseppe Palermo (1658-1670), Reggino intelligente e acuto, elevò a parrocchia (1665) la chiesina, abbastanza capiente e bella (satìs capacem et nitidam), intitolata di già a Cosma e Damiano, dotandola di un parroco e di due chierici per esimerla dalla tassazione regia. "Soffro per tali mie iniziative molte tribolazioni da parte del Conte di Conversano, signore del luogo" ebbe a scrivere. Gli Acquavìva osteggiarono l'operato del Vescovo e si adoperarono a farlo trasferire nella piccola sede arcivescovile di Santa Severina (1670-1679) in provincia di Crotone.

Avendo perso i diritti parrocchiali, il tempietto tornò alle dipendenze della chiesa di Noci, non ebbe più il parroco e in sua vece venne nominato un cappellano. In tale posizione giuridica restò fino al 1797.

La stessa pieve dalla volta bassa, a pianta rettangolare e con la superfìcie non superiore ai 32 mq esisteva dal 1609 ed era dedicata alla Madre della Grazia, titolo con il quale la Chiesa cattolica venera Maria, Colei che porta la Grazia per eccellenza ovvero suo figlio Gesù.

4Quando l'arciprete De Tintis, accompagnato da altri due confratelli, vi entrò per la visita ispettiva, ad attenderlo c'era il cappellano, don Francesco Gentile. Notò che l'altare, ben fisso e di piccole dimensioni, era rivolto al nord; vi erano collocati il crocifisso, i candelabri e le carte di gloria. Sulla parete prossima all'altare vi era un affresco con l'immagine della Madonna di Loreto, che aveva alla sua destra san Cosma e alla sinistra san Damiano; al di sopra l'Eterno Padre reggeva in mano il mondo. Il muro perimetrale di sinistra era affrescato con l'immagine di san Gennaro, fra sant'Antonio e san Vito; posti di fronte a loro, san Gregorio papa era al centro fra san Nicola e san Biagio. Appesi risultarono il crocifisso e l'icona della Beata Vergine del Rosario. Disseminati nell'interno il Fonte battesimale e il confessionale ligneo. Attraverso la rimozione di una lastra collocata nei pressi della porta di legno con serratura in ferro, che dava sul lato dov'erano gli archi, si accedeva al luogo della sepoltura.

Il giovane prete Francesco aveva ricevuto l'incarico dal Vescovo di aprire la chiesa all'alba e di chiuderla al tramonto del sole e di celebrare nei giorni festivi la messa agli "ammassariati della difesa", di confessarli e di somministrare i sacramenti. La Contessa si era obbligata a passargli un carlino al giorno. Interrogando il cappellano, De Tintis apprese che nei giorni festivi per i villici, circa un centinaio, il sacerdote celebrava due messe.

Quella primitiva comunità cristiana, credente e innamorata, si era moltiplicata; crebbe nel clima della venerazione, soprattutto quando molti miracoli e parecchie grazie toccarono ad una parte della moltitudine implorante che ricevette la salute fisica e la redenzione spirituale.

5Tra i vantaggi di quei credenti vi furono tante guarigioni e Cosma e Damiano divennero straordinari.

È noto come la popolazione locale andò via via aumentando e la piccola chiesa non potè più contenerla. Si pensò di allungarla in modo tale da non "cancellare" i muri più lunghi per evitare di annullare gli affreschi. La volta venne elevata, furono abbattuti i muri a nord e a sud. In sostituzione delle precedenti figure affrescate sull'altare venne collocato un quadro alto m 3 e largo m 2,40 della Beata Vergine Immacolata avente alla sua destra san Cosma e san Damiano e alla sinistra san Giuseppe e san Francesco da Paola.

Si era nel 1725 quando principiarono i lavori che furono eseguiti alacremente. Si destinò lo spazio sotto il pavimento ad ossario e sepolcreto, quello corrispondente alla zona dell'altare fu adattato per la sepoltura del clero. Due nuovi altari vennero benedetti e consacrati al Sacro Cuore di Gesù e a san Giuseppe. Il Fonte battesimale venne rinnovato il 29 agosto 1797.

La nuova chiesa distava e dista appena 300 metri dal palazzo comitale che iniziò ad evolversi con linee architettoniche neoclassiche nei primi anni dell'Ottocento.

Sull'asse visivo chiesa dei Santi Medici - casa Acquaviva vennero edificati i trulli, oggi demoliti, e le prime eleganti palazzine (casa Bernardi, 1875; casa Agrusti, 1880) innalzate da facoltosi sacerdoti.

Rimettere a nuovo la via di comunicazione tra i due poli, l'uno spirituale, l'altro temporale, chiamata via Nazionale, oggi corso Vittorio Emanuele II, fu un fausto intuito per dar principio a processioni più accorsate e sempre più riuscite con il concorso di numerosi fedeli.

Il 27 settembre 1781, come narrano le cronache del periodo, un fatto curioso turbò la serenità della festa. Il brigante castellanese Nicola Spinosa, soprannominato Scannacornacchia, era in compagnia dei suoi sgherri e molestò gli ospiti convenuti per la festa in casa di Cosimo Petruzzi.

La brigata venne tollerata. L'intervento di uno dei briganti fece desistere il capobrigante dal commettere imprudenze che lo avrebbero poi compromesso agli occhi del conte di Conversano, Giulio Antonio IV.

santi_medici_alberobelloSi temette anche per la tela recata in processione quella stessa sera. Fu l'ultimo anno, perché dal successivo la chiesa ebbe la statua di san Cosma (1782) e due anni dopo quella di san Damiano, fortemente volute da un contadino carico di fede, Giuseppe Domenico Rinaldi, che ordinò a F. P. Antolini di Andria i due simulacri. Lo scultore potè realizzare soltanto la prima. Deceduto nel frattempo, l'altra, con sembianze alquanto diverse, fu opera di un certo Luca da Rutigliano.

Nel mese di maggio di quello stesso anno, 1782, la statua approssimandosi al paese, operò il primo miracolo. Una pioggia intensa, supplicata dai devoti accorsi al suo arrivo, riusci a lenire la siccità che aveva già compromesso i raccolti e assetati gli abitanti e le bestie. La statua venne riparata in una delle prime case del paesello, mentre l'acqua cadde a catinelle per più ore.

A ricordo dello straordinario miracolo e per motivi di sicurezza igienica, dopo lo scoppio delle malattie tifo, petecchia, dissenteria, vaiolo, che colpì il mese di settembre, i due Martiri furono venerati durante il mese mariano e il concorso dei fedeli risultò sempre in crescita. Trascorsero due anni e si pensò d'ingrandire la chiesetta.

A scuotere gli Alberobellesi fu padre Giosafat del convento degli Alcantarini di Castellana, il quale riuscì nel periodo della Quaresima ad infiammare i cuori, alimentando l'idea che per i due Santi si rendeva necessaria una chiesa ancor più grande. Egli stesso fu di esempio. Andava e veniva da una cava di pietre, caricandosi sulle spalle i massi che sarebbero divenuti necessari all'edificazione.

Venne subito imitato. Ci fu un concorso di uomini e di donne, di cavalli e di carri con movimento scomposto e alla fine si ammucchiarono pietre, polvere e calce, pronte per dar vita al nuovo ampliamento: la crociera, l'altare maggiore, il coro, due altari nei bracci (uno a san Pasquale Baylon e l'altro alla Madonna del Rosario), la sacrestia, la casa per il parroco e si dette principio al campanile di grandi dimensioni che fu completato novant'anni dopo (1875), per essere smontato e donato in appresso, al fine di dare risalto ai due superbi e svettanti (1885), che ora dominano la città e la campagna.

copia-di-santiMentre si lodava tutto ciò, i due Santi videro che non solo il popolo (ormai circa 4.000 anime), ma anche i pellegrini si soffermavano in chiesa per venerarli anche con il bacio delle sacre reliquie e più chiedevano le grazie, più Cosma e Damiano intercedevano presso Dio e miracolavano parecchi, mai stancandosi, tanto da spingere il sindaco prò tempore, Giuseppe Martellotta, a comunicare al papa Pio IX che: "gran devozione i Parrocchiani tutti, senza eccettuarne alcuno, nutrono ne' loro cuori verso dì essi Santi Martiri, a causa di avere sperimentato che per di loro intercessione è stato il Paese in tutt'i suoi bisogni mirabilmente protetto da Dio, e soccorso. Di fatti è fresca tuttora la rimembranza delle piogge ottenute in tempo di siccità dopo le preci di un triduo, e di particolari grazie concesse a singoli individui. Al che si aggiunge che sperimentano annualmente gli effetti della protezione de' Santi che si onorano, anche i forastieri de' limitrofi Comuni, i quali nel giorno della solennità che cade ogni dì 27 settembre, correndo a folla per venerarli nella Chiesa parrocchiale, non pochi fra essi ritornarono nelle loro Case lietissimi di aver ottenute varie grazie, come gu i Santi Martiri patroni principali di Alberobello" e che la festa fosse arricchita di indulgenze plenarie.

Il pontefice concesse due cose: la festa del 27 settembre venne elevata a doppio di prima classe con l'ottava e l'indulgenza plenaria valevole per otto giorni, fino al 4 ottobre, per tutti i devoti e per i fedeli che, confessati e comunicati, avrebbero visitato la chiesa.

Da Conversano, nel 1869, si ebbe il nuovo altare in marmo, grazie all'intervento di mons. Domenico Morea, nostro arciprete, che pensò di affidare ad Antonio Curri la sistemazione definitiva del tempio cristiano. L'altare è stato rimosso negli anni Sessanta del XX secolo durante i lavori di ristrutturazione e definitivamente collocato nella chiesa conventuale di san Giovanni in Turi.

Senza indugio l'architetto alberobellese si adoperò a stendere un progetto per un nuovo ampliamento e nel giro di tre anni lo stesso arciprete potè benedire la facciata che oggi tutti ammiriamo, "fulgida architettura fattasi poesia" scrisse Salvatore Di Giacomo.

Bibliografia
Martellotta Angelo

Guida storica e artistica "Basilica di Alberobello dei Santi Ciosma e Damiano"
Litografia Stampa Servive - Alberobello

Sito web: http://basilicalberobello.santimedici.net

Come raggiungere la Basilica dei Santi Medici

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