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municipio

La progettazione ottocentesca del territorio di Alberobello è subordinata alle esigenze di una nascente classe borghese. A premere per una riconsiderazione della città in chiave moderna è, in­fatti, il celo dei professionisti che s'impone nella con­duzione dell'amministrazione pubblica e che, inoltre, rappresenta la classe imprenditoriale agraria. A partire dal 1797 e lungo l'intero arco del secolo XIX, questi amministratori, al

pari di quasi tutti gli altri dei paesi vicini, trascurano, forse deliberatamente negano, la precedente e singolare vicenda edilizia del centro murgiano. I fautori di tali provvedimenti mirano a mettere in alto un piano di risanamento e sistemazione di un centro non più contadino ma borghese. Questo progetto è ulteriormente facilitato in quanto Alberobello, per le particolari vicende storielle, risulta priva di quelle "ingombranti" e antiche mura difensive che, invece, caratterizzavano e in un certo senso limitava­no l'espansione edilizia dei centri vicini. Nel 1843, con l'approvazione dei Regolamenti di polizia urbana e rurale, si costituisce una Commissione edilizia al fine di garantire un idoneo assetto urbanistico.

Sono anni di fermento per la comunità alberobellese. Nel 1834 si benedice la chiesa del Santissimo Sa­cramento. A seguito della disposizione di Ferdinando II, il 25 settembre 1840 viene consacralo un campo-santo, costruito fuori dell'agglomeralo urbano. Nel 1856 è benedetta la chiesa del Carmine, innalzata per ospitare la confraternita dei SS. Medici. Negli stessi anni si avvicendano lavori nella chiesa dei SS. Cosina e Damiano e nei palazzi privati. Da questo momento il paese, tranne, forse, nelle attuali zone monumentali, subisce tali e tante trasformazioni da rendere vano qualsiasi tentativo di ricostruzione, anche sommaria, di quello che era il suo aspetto fino al secolo XVIII.

E' in tale cornice storica che occorre esaminare e leggere le vicende del Palazzo Comunale. TI riordino urbanistico, relativamente all'arca di nostro interesse, comincia con una deliberazione del Collegio Decurionale del 24 giugno 1832, nella quale si stabiliscono i lavori d'adeguamento da effettuarsi nella pubblica piazza. 11 12 settembre dello stesso anno, previo invito del sindaco Giovanni Sgobba, Cosmo Curri di Anto­nio e Domenico Guarnieri di Giuseppe Donalo, en­trambi del medesimo Comune, e maestri murari, nella quantità di periti, effettuano la verifica dei lavori di li­vellamento ed aggiustamento della stessa eseguiti dal­l'impresario Pagliarulo.

Solo successivamente, prospiciente il largo della piazza dirimpetto alla casa baronale, oggi Piazza del Popolo, si edifica il Palazzo Comunale, inserito all'in­terno del citato disegno urbano e progettato dall'ar­chitetto Vincenzo Fallacara.

Risale al 1843 la presentazione e l'approvazione del progetto del Municipio alberobellese. Gli ammini­stratori della comunità cercano di realizzare un'ade­guata sede municipale, rappresentativa del potere pub­blico, un edificio che, contrariamente alle costruzioni "a trullo", poteva offrire un'immagine di rispettabilità e di rinnovamento. Lo stesso, inoltre, allontanando ul­teriormente gli interessi edilizi dell'emergente civiltà borghese dal Rione Monti e dall'Aia Piccola, doveva rafforzare, rispetto a tutto l'abitato, la centralità della piazza antistante.

Così, insieme alla dimora degli Acquaviva e al santuario dei SS. Medici, la piazza e il Palazzo Co­munale diventano perni fondamentali su cui ruota la creazione di un abitato monocentrico. Nonostante la sua peculiarità, però, l'analisi storico-architettonica di quest'immobile raramente è stata puntuale oggetto di studio da parte di storici e urbanisti.

L'edificio municipale è stato ascritto da alcuni al fratello minore del citato Cosmo, Tommaso Curri nato il 1817.
L'erronea attribuzione, probabilmente, è dovuta al fatto che il cantiere fu effettivamente seguito, dal 27 giugno 1844 e fino al 1848, da quest'ultimo e dal fratello Orazio.
Il rapporto tra i due fratelli, cottimisti della casa comunale e pubblico orologio, e l'amministrazione non fu facile. Un fitto carteggio dimostra, infatti, che i due fin dal 1848 completarono i lavori della detta casa comunale, ed il corpo municipale nel Maggio di quei medesimo anno entrò in possesso dell'immobile, ma non curò sottoscrivere il verbale di consegna come erasi firmato nel contratto di appalto. Gli stessi fratelli affermano, inoltre, di essere in credito per la torre dell'Orologio che fu posteriormente progettata. Il Decurionato, da parte sua, afferma che. tra le molteplici inadempienze contrattuali, i due fratelli avevano costruito le volte a gavetta mentre furono progettate a vela [...] le tettoie con le così dette chiancole, mentre, giusta il contratto, dovevano essere con tegole ed embrici.

A seguito delle diverse relazioni di verifica da parte degli architetti Morea e Barbone e, infine, dell'ingegner F. Zecchinelli, resoconto datato 20 giugno 1857, scopriamo che gli appaltatori cottimisti anno eseguito i lavori tutti della Casa Comunale, ma che la  stessa già necessita d'urgenti lavori di manutenzione, dovuti allo stato di parziale abbandono in cui versava sin dalla data di consegna. Già dal 1854. inoltre, il pubblico orologio aveva bisogno di riparamento per essere logorati alcuni pezzi; per cui era rimasto quasi inutilizzalo. Il progetto di spesa era stato affidato al­l'Artefice Sig. Francesco Iaccone. I lavori erano stati effettuati in economia da Vìtantonio Dragone di Mo­nopoli, sotto la vigilanza di Vincenzo Nardelli Rego­latore di detta macchina.

Nel periodo di trapasso dal regime borbonico al­l'Unità d'Italia. Alberobello ha come sindaco Giaco­mo Giove. Abolire le vecchie regole di governo, senza creare, a quanto pare, tensioni sociali, in quegli anni egli organizza la Guardia Nazionale, ottiene il pareg­gio del bilancio, lotta aspramente contro il brigantag­gio e modifica la gestione del patrimonio boschivo comunale al fine di triplicare le rendite per migliorare i servizi pubblici.

Il cantiere del Palazzo Comunale, intanto, procede lentamente. Intorno al 1860, ancora una volta, la sto­ria del  fabbricato  s'imbatte  in  un  esponente della famiglia Curri: Antonio, nato ad Alberobello il 1848 e morto in Napoli il 1916. Secon­do una tradizione locale, mai verificata né veri­ficabile.  Antonio  Curri,  adolescente,  avrebbe istoriato la volta del locale successivamente ri­servato alla Guardia Nazionale, opera che im­pressionò tanto il pittore che decorava quelle sale, che questi si dichiarò inferiore a lui e spronò il padre ad avviare il fanciullo alle belle arti.

L'immobile viene inaugurato nel 1863, come testimonia una lapide affissa al suo interno che riporta le seguenti parole: A Giacomo Giove, medico» dono, disinteressato, cattolico, patriota senza timori e senza ricompensa, fu sindaco dal 1860 al 1867, inaugurando il 1863 questo Palazzo di città. Per il cinquantenario della sua morte, gli alberobellesi memori. 3 no­vembre 1934 XIII.

Negli anni che seguono l'Unità, con la co­struzione di nuove strade comunali e provincia­li, si pongono le premesse di un nuovo assetto territoriale, strettamente connesso ad un' espan­sione commerciale e ad un aumento demografi­co. Il 4 ottobre 1967 il Consiglio Comunale di Alberobello deliberò non secondo agli altri dei Comuni del Circondario […]con verbale del 20 Gennaio[…]di eseguire immediatamente i re­stauri necessari alla strada che conduce a Ca­stellana […]di ampliarsi la Casa Municipale e di restaurare il campanile della Chiesa Parroc­chiale con il ricavino del taglio del bosco...

E’ di questi anni il disegno acquerellato della fac­ciata dell'edificio, originariamente conservato presso Villa Curri e oggi facente parte di una collezione pri­vala romana. Sulla cornice, alla base, un'etichetta, po­sta solo negli anni Cinquanta, riporta la seguente dici­tura: Prospetto del Municipio di Alberobello, proget­tato da Toinmaso Curri - Maestro Costruttore. Molto probabilmente il disegno, al contrario, data la qualità esecutiva, e l'idea progettuale del giovanissimo Anto­nio Curri, rientrato da poco ad Alberobello dopo il suo primo periodo di formazione napoletana. Il pro­getto, basandosi su una semplice articolazione volu­metrica, prendendo l'avvio dall'edificio già esistente e basandosi su una pianta rettangolare, prevede l'ere­zione di tre corpi. Quello centrale è affiancalo da due torri, la prima delle quali già esistente, e da altrettante strutture laterali, analoghe e simmelriche. Il fronte presenta un gioco di marcapiani in pietra che disegna­no ed evidenziano le due torri, terminanti con altrettante cupole sorrette da colonnine. L'Immobile, dall'inconsueta strutturazione, presenta come centro di simmetria l'elemento meno importante della composi­zione architettonica. Sono, infatti, le due costruzioni verticali, non l'organismo architettonico tra queste compreso, ad assumere un ruolo decisivo.

Questo tema, evidentemente caro all'architetto, sarà riproposto, in seguito, dallo stesso, nella facciata della chiesa alberobellese dei SS. Medici.

Il paese, intanto, continuava ad arricchirsi d'ele­ganti e imponenti dimore borghesi. in particolare lun­go la via della chiesa, oggi Corso Vittorio Emanuele, o, in ogni caso, prospicienti recenti strade o vecchie aree rettificate.

Mentre i palazzi privati sorgono imponenti e soli­di, sul prospetto del Municipio, nel 1885 anno in cui è inaugurata con imponenti festeggiamenti la nuova facciata della citata chiesa dei SS. Medici, vengono apposte due lapidi commemorative, una a Vittorio Emanuele II e l'altra a Giuseppe Garibaldi e, due anni dopo, sull'architrave del portale maggiore è aggiunta un'ulteriore epigrafe a ricordo del primo centenario del riscatto feudale. Nello stesso tempo, come scrive Mario Contento, l'edificio comunale trema e anche la torre è pericolante. I lavori di consolidamento, affida­ti all'architetto conversanese M. Sgobba, iniziano nel 1894 e terminano nel 1897. Si decide, infine, di demolire la torre e di rinforzare alcuni muri. […]

Il 24 maggio 1919 i lavoratori del Circolo del Po­polo appongono, accanto alle altre, una nuova lapide, riportante le parole del generale Diaz. A questa se­guono altre due. La prima è commemorativa di don Francesco Gigante, che istituisce una fondazione che ancora oggi porta il suo nome, e la seconda, datata 11 giugno 1946, testimonia la proclamazione della Re­pubblica.

A partire dagli anni Cinquanta il Palazzo Comuna­le subisce svariate ristrutturazioni e ampliamenti. Alla guida dell'Amministrazione comunale, dal 1946 al 1952, vi è il sindaco Angelantonio Lippolis che, tra il 1946 e il 1948, conferisce l'incarico di ampliare la Casa Comunale all'ingegner Nicola Princigalli.

La documentazione esaminala e la pubblicistica lo­cale sono piuttosto povere di noti/.ic relative alle parti aggiunte successivamente al palazzo. Dalla relazione tecnica, anch'essa priva di citazioni bibliografiche, presentata in occasione dell'ultimo intervento di ristrutturazione, scopriamo che vengono aggiunti due nuovi corpi edilizi, uno per ristorante e sala consilia­re, l'altro per ospitare l'ufficio postale e i nuovi repar­ti comunali.

Solo per la realizzazione del primo dei due, in fac­ciata, si e rispettato il progetto ottocentesco. Il secon­do presenta, al contrario, un prospetto privo di qualsiasi valore formale e totalmente anonimo. Sul fronte principale, nel ventennale della Resistenza, vie­ne apposta un'ultima lapide commemorativa, contro la congiunta oppressione nazifascista.

Recentemente è stato realizzato il secondo piano, che si sovrappone alla struttura precedente non rispet­tandone la simmetria. Nel Ì987 è stato approvato un ultimo progetto, teso a creare adeguamenti funzionali all'edificio, redatto dell'architetto Michele Sgobba e, ancora una volta, solo parzialmente realizzato.

BIBLIOGRAFIA

Il Palazzo Comunale di Alberobello di Tommaso Adriano Galiani, in “Fogli di Periferia"
Periodico di identità territoriale”, Edizioni Vito Radio, Putignano (Bari), anno X - 1998 - n. 1-2

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