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palazzo_acquavivaIl palazzo dei Conti di Conversano, residenza per la villeggiatura e per la caccia, fu edificato in Alberobello nel 1635, su richiesta di Gian Girolamo II Acquaviva d'Aragona, detto il Guercio di Puglia. Su un'epigrafe, che ne testimonia la committenza, oggi collocata sulla facciata prospiciente il giardino, infatti, leggiamo: IOANNIS HIERO / NYMI AQUAVIVA B / ARAGONIAVIII / CONVERSAMI COMITIS / IUSSU 1635.

La posizione prescelta per la casina consentiva una perfetta visione della vegetazione circostante e un facile e costante controllo della zona Monti fittamente popolata daller costruzioni a "Trullo":
Inizialmente essa si presentava, con molta probabilità, come un unico organismo edilizio ad un piano, comprensivo di una taverna e di altri locali. Nella cappella di fami­glia il conte, nel 1636, collocò un dipinto che rappre­sentava la Vergine di Loreto e i SS. Medici Cosma e Damiano. Il culto dei due Santi, dive­nuto successivamente importante per il centro murgiano, fu molto probabilmente introdotto dalla contessa Isabella Filomarino, moglie di Gian Girola­mo, e dalla stessa curato fino al 1665, anno della morte del marito.

Forse risalente al XVIII secolo è l'edificazione del secondo piano dell’abitazione, coperto a converse. Ottocentesche sono, invece, le cinque stanze che si affac­ciano sul loggiato. E' durante il XIX secolo che l'edificio ha, però, subito i molteplici interventi che ne hanno modificato la struttura. Il Palazzo dei Conti di Acquaviva venina messo in comunicazione con gli edifici più rappresentativi del paese, la chiesa dei SS: Medici e il Municipio, dal Corso Vittorio Emanuele II, denominato nelle prime carte catastali"Corso Nazionale".

Interessante risulta una minuziosa descrizione, tracciata per un pignoramento, risalente al 28 gennaio 1822, in cui il Palazzo, sito in Strada Monte,  presen­ta nella parte superiore riservata agli Acquaviva tre­dici locali. Questi, destinati per uso di letti e per sala di ricevimento, erano tra loro comunicanti ed attigui alla cappella di famiglia, la cui porta esterna era rivol­ta a levante.

Ernesto Acquaviva (1819-1870) intervenne a più riprese sulla struttura del palazzo. Nel 1862 fu richie­sto l'intervento dell'architetto Morea e, l'anno se­guente, fu interpellato Tommaso Curri, padre del più famoso Antonio, per ulteriori lavori. La cappella fu chiusa al culto in­torno al 1863, benché fosse stata utilizzata, precedentemente, anche dalla confraternita dei SS. Medici, fondata ven­ti anni prima. Il dipinto, rappresentante la Ver­gine di Loreto e i SS. Medici, rimase nella cappella fino al 1876, anno in cui, secondo lo storico locale Domenico Morea, fu inviato a Napoli.

Morto a Napoli, Ernesto lasciò l'intero palazzo in eredità al fratello Rodolfo (1839-1880) che vi abitò stabilmente. Quest'ultimo, piuttosto che procedere con piccoli interventi, nel 1878 commissionò un pro­getto di ristrutturazione dell'intero edificio al noto ar­chitetto napoletano Giovanni Castelli (1825-1902), che in quegli stessi anni seguiva il cantiere dell'attua­le Ateneo barese. Il progetto, ispi­rato alla diffusa corrente neorinascimentale, prevede­va un ampliamento generale della struttura e l'edifica­zione di nuovi volumi edilizi su Piazza Gian Girolamo e Piazza del Popolo. Le grandi stalle, ancora esistenti, avrebbero dovuto fiancheggia­re un giardino, posto su due livelli, dotato di una fontana e di una scalinata che avrebbe condotto al­l'imponente cancellata d'accesso su Largo Martellot­ta. L'attuale loggiato sarebbe stato inglobato nel pro­getto di ampliamento. Si realizzarono solo alcune delle modifiche interne previste dal Castelli, ma la prevista costruzione non fu mai ultimata.

 

Rodolfo lasciò l'edificio al cugino Giulio (1849-1887), figlio di Luigi, duca D'Atri, a patto che rispettasse precise clausole. In caso di inadempienza la dimora sarebbe passata al Comune di Alberobello per fondarvi un ospedale, od un ricovero pei mendi­canti.

Il tre gennaio 1884 fu presentato un Progetto di Riattamento relativo alla nuova parte, iniziata e non completata nel precedente intervento, dall'ingegnere putignanese Gaetano Ventrella che precedentemente aveva inviato alla contessa calabrese Rosa Labonia alcune proposte.

Morto il conte nel 1887, la moglie continuò a vive­re nel palazzo alberobellese e nel 1891 commissionò all'ingegnere Vincenzo Ripoli di Rossano Calabro, un nuovo pro­getto, anche questo mai realizzato.

Alla morte della contessa Rosa Labonia, avvenuta nel 1915, i suoi beni passarono alla nipote marchesa Gabriella Labonia dei baroni di Bocchigliero, sposata Avati.

La casina fu ulteriormente modificata durante la prima metà del XX secolo. I locali prospicienti Piazza del Popolo, originariamente scuderie, furono nuova­mente ristrutturati per richiesta del sindaco Pietro Campione.

 
BIBLIOGRAFIA
Il palazzo dei conti Acquaviva ad Alberobello di Tommaso Adriano Galiani, in “Fogli di Periferia"
Periodico di identità territoriale”, Edizioni Vito Radio, Putignano (Bari), anno IX - 1997 - n. 2

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